Messina: il comune pianifica possibili interventi contro l’erosione in atto tra Capo Mortelle e Capo Peloro

E’ un problema serio che va affrontato con tutta l’attenzione scientifica e gli approfondimenti, che la complessità del tema dell’erosione delle coste comporta e soprattutto con il coinvolgimento di tutte le Istituzioni interessate. E’ quanto emerso stamani, a palazzo Zanca, dal tavolo tecnico, che l’assessore alle politiche del mare, Pippo Isgrò, ha convocato dopo il sopralluogo di domenica scorsa a Capo Peloro, a cui hanno partecipato il prof. Giovanni Randazzo, docente di geologia ambientale, insieme al dott. Giuseppe Zaffino, entrambi del dipartimento Scienze della terra dell’Ateneo peloritano, il prof. Giuseppe Lo Paro, direttore del dipartimento di biologia marina ed animale dell’Università di Messina e la dirigente comunale del water front, arch. Maria Canale. Sono stati posti all’attenzione dell’Amministrazione comunale i disastrosi effetti delle mareggiate di questo inverno, sul tratto di costa che da Capo Peloro va sino a dopo Mortelle, dovuti a forti venti dei quadranti settentrionali. L’ambiente costiero è un sistema altamente dinamico, dove i fenomeni di erosione, e quindi di arretramento o di avanzamento della linea di costa sono controllati da numerosi fattori meteo climatici, geologici, biologici, ecologici ed antropici. Sebbene in generale il “clima” sia da considerarsi come il principale motore degli agenti modificatori, localmente ciascuno degli altri parametri può assumere una prevalenza significativa. Un’adeguata conoscenza delle molteplici fenomenologie che caratterizzano i litorali è indispensabile per procedere alla realizzazione di interventi strutturali, che producano risultati soddisfacenti nella difesa dall’erosione, determinando impatti ambientali sostenibili nel medio-lungo periodo. E’ comunque necessario un approccio metodologico integrato tra dati geologici e storici, osservazioni sperimentali e modelli teorico-numerici, tenendo opportunamente conto delle indicazioni empiriche fornite dagli interventi già realizzati in situazioni simili. Dall’inizio dell’anno una serie di mareggiate continue ha colpito la fascia costiera di Torre Faro, generando un progressivo arretramento della linea di costa culminato nell’area in prossimità dell’Horcynus Orca, dove sono emersi antichi massi di protezione, fino a poco tempo fa, coperti da molti metri cubi di sedimenti. Un’altra ferita, forse la più devastante dal punto di vista paesaggistico e strategico del sistema costiero, che si è aperta sull’arenile di Capo Peloro, nel cuore della Riserva Naturale Orientata. La sequenza di più episodi di vento di maestrale di forte intensità hanno determinato fenomeni erosivi particolari con periodicità di medio termine 10-15 anni, che necessitano ora di una volontà politica per intervenire con manutenzione ordinaria attraverso un autotrapianto di sabbia, da dove si è accumulata e che consentirebbe oltre al ripristino ambientale, anche la protezione degli abitati, sia sul versante tirrenico che in quello dello Stretto, oggi a forte rischio. In gran parte del litorale di Torre Faro si è assistito, ad un irrigidimento del sistema costiero, sconvolgendo il delicato equilibrio. La linea di riva attuale si è attestata proprio in corrispondenza dell’antica massicciata dissepolta e ha messo in luce le opere costruite vicino al mare. Lo studio universitario è in corso, effettuato dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina, con il coordinamento scientifico del professore Randazzo: “Analisi delle criticità del tratto di coste ionico e tirrenico del Comune di Messina”, confermerebbe questo quadro. Dal monitoraggio costante del litorale, effettuato negli ultimi anni, emerge, infatti, il trend erosivo degli ultimi mesi rispetto al sostanziale equilibrio registrato negli anni precedenti. “Considerata la conformazione della spiaggia e la particolare rilevanza naturalistica e culturale dell’area, non è pensabile – sostiene il prof. Randazzo – effettuare alcun intervento rigido costituito da pennelli o da barriere frangiflutti siano esse emerse o sommersa. La strategia è per un intervento di rifacimento artificiale, utilizzando il materiale dragato dal Canale degli Inglesi e attualmente depositato alla sua sinistra idrografica”. E su questa linea è orientata l’Amministrazione comunale, che con l’assessore Isgrò ha preso contatti con i dirigenti dell’assessorato regionale territorio ed ambiente per pianificare i possibili interventi.