Messina: erosione costeria Capo Peloro, necessarie contromisure immediate ed efficaci nel tempo

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    Nei primi mesi del 2012 una serie di continue mareggiate hanno colpito la zona costiera di Torre Faro erodendo gran parte della costa. In particolare nell’area in prossimità dell’Horcynus Orca sono emersi antichi massi di protezione, fino a poco tempo fa, coperti da molti metri cubi di sedimenti. Il mare ha spazzato via metri e metri di costa dove prima sorgevano stabilimenti balneari nel cuore della Riserva Naturale Orientata. I caratteri straordinari di queste mareggiate sono da considerarsi la causa determinante degli effetti distruttivi che purtroppo oggi registriamo, ma sarebbe un errore grossolano prendersela solo con Nettuno. Come in gran parte del litorale messinese anche a Torre Faro si è assistito, e si continua a farlo, all’eccessivo e inappropriato intervento urbanistico dell’uomo che ha realizzato: strade, abitazioni, sistemi di difesa, e altre tipologie costruttive dove un tempo vi erano dune o scorci di spiaggia. La selvaggia cementificazione e le improvvisazioni urbanistiche hanno probabilmente contribuito a sconvolgere il delicato l’equilibrio del territorio costiero. A Capo Peloro, le prime mareggiate hanno parzialmente asportato la spiaggia, facendo immaginare un “normale” processo di fisiologico arretramento stagionale. La prosecuzione dell’azione del mare, secondo la stessa direzione, ha fatto si, però, che le onde incidenti iniziassero ad interagire con le antiche strutture (presenti a ridosso della costa), provocando il repentino collassamento della spiaggia. Il processo erosivo potrebbe essere stato provocato proprio da queste strutture rigide esistenti che hanno riflesso l’onda entrante provocando l’esplicarsi di tutta la sua energia in uscita e quindi l’allontanamento dell’originario materiale di spiaggia. Lo studio in corso: “Analisi delle criticità del tratto di coste ionico e tirrenico del Comune di Messina”, che sta effettuando il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina, con il coordinamento scientifico del professore Giovanni Randazzo, sembra confermare questo quadro.
    Con l’imminente stagione estiva, è già tempo di prendere in considerazione possibili linee di intervento, il prof. Randazzo ritiene che: “considerata la conformazione della spiaggia e la particolare rilevanza naturalistica e culturale dell’area, non è pensabile effettuare alcun intervento rigido costituito da pennelli o da barriere frangiflutti siano esse emersi o sommersi”.
    Per l’area di Capo Peloro – continua Randazzosi potrebbe predisporre un intervento di ripascimento artificiale, utilizzando il materiale dragato dal Canale degli Inglesi e attualmente depositato alla sua sinistra idrografica. Questo intervento consentirebbe la riapertura delle strutture stagionali che operano in quell’area e restituirebbe ai messinesi una spiaggia che fa certamente parte del proprio patrimonio culturale. Politica diversa andrebbe perseguita sul tratto litorale settentrionale: andrebbero rimosse tutte le strutture abusive e tutte le chiusure più o meno legittime del litorale, quindi la stessa base della strada andrebbe ridisegnata secondo un profilo inclinato ed eventualmente sommergibile, permettendo così all’onda di smorzarsici sopra piuttosto che esserne riflessa”.
    Bisognerà quindi investire su interventi stagionali, mirati e poco costosi per favorire l’uso e la fruizione degli spazi costieri, e pensare alla delocalizzazione di tutte quelle strutture private che hanno contribuito ad alimentare il processo erosivo della costa.