L’odore dei libri

Nessuna reazione.

Forse è questa la frase che maggiormente ha suscitato la mia attenzione tra i mille e mille impulsi che Vincenzo Caccamo affida alle pagine di questo scritto.

Diario di uno scrittore di Dostoevskij e Le Confessioni di Tolstoij sono i due libri che un giorno del dicembre scorso sono andata a cercare da Culture. Qualche frase scambiata  forse con una certa nonchalance, qualche riflessione di attualità e via con il lavoro del quale mi ha fatto dono il “libraio di Reggio Calabria Vincenzo Caccamo, con l’impegno da parte mia di fare un commento. Che dire? L’odore dei libri è un titolo intrigante che cattura specialmente una persona che come me fiuta la carta stampata per fattore genetico. Certo la cosa che mi impressiona subito è il riferimento ai due autori russi che mi hanno spinto quel giorno ad entrare in libreria; lo scritto di Caccamo è però pregno di riferimenti letterari importanti che citarli tutti sarebbe logorroico e infiniti sono gli spunti di riflessione in una trama che mescola alla narrazione la struttura del saggio. Personalmente ho percepito un autore molto preparato culturalmente, e indignato nei confronti di una società omologata e autoreferenziale, che desidera dare dei messaggi forti soprattutto per svegliare le coscienze sonnolente che incapaci di ascoltare il silenzio si confondono nei vortici di un quotidiano schizofrenico e si rifiutano di reagire agli insulti di un tempo malato. Emerge, a mio avviso, un pessimismo di fondo che accompagna tutto lo scritto, forse un pò troppo affollato per i miei gusti, come afferma lo stesso autore facendo riferimento ad una massima impressa in un pilastro di una megastruttura -laboratorio: “Le tante parole perdono il filo del discorso affaticando solamente la discussione”. Come se l’odore di tanti libri, seppure singolarmente seducente,  annusato contemporaneamente rendesse in qualche modo il respiro pesante. Non sfugge, Caccamo, in conclusione, alla tentazione di intravedere come unico spiraglio l’impegno marxista-partigiano : questo, secondo me, rappresenta un limite perchè anacronistico e ormai stantio.

Menzione particolare meritano le illustrazioni di Alice, figlia dell’autore, che dà un tocco di rara delicatezza e sensibilità.

Complimenti a tutti e due!

Mimma Suraci