Lo sfogo del governatore Lombardo sul blog personale: “Un castello di falsità”

La Procura della Repubblica di Catania, ieri, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato dall’articolo sette per il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e per suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.
Tale richiesta fa seguito alla decisione del Gip Luigi Barone di non accogliere l’archiviazione proposta dalla Procura per i fratelli Lombardo e di disporre invece l’imputazione coatta per i due esponenti politici.
A tal proposito il governatore Lombardo ha messo on line una lunga autodifesa, in cui contesta le affermazioni dei pentiti, come l’ex boss agrigentino Maurizio Di Gati, secondo cui nella mafia c’era l’ordine di votare Mpa.”Viene la nausea a sentire gentaglia da strapazzo e farabutti, ai quali non ho mai dato confidenza, dire sciocchezze di dimensioni mondiali che vengono prese da qualcuno come oro colato; qualcuno che magari ha svolto il ruolo di sanguisuga insaziabile nei miei confronti e adesso le amplifica attraverso la stampa. Questa gente dice falsita’, calunnie e diffamazioni e io li perseguiro’ e la magistratura dovra’ condannarli“. Lo scrive sul suo blog il presidente della Regione siciliana e leader Mpa Raffaele Lombardo. Il partito, ricostruisce Lombardo, “ha esordito nella scena politica nazionale nel 2006, alle regionali e alle politiche. Di Gati e’ rimasto in provincia di Agrigento dopo il 2006 pochi giorni latitante e poi si e’ consegnato. Prima di allora, l’Mpa era stato solo al comune di Catania e al comune di Messina. Ad Agrigento, lui dichiara che il nostro punto di riferimento, l’onorevole Di Mauro, era un suo nemico perche’ lui sosteneva altri soggetti politici, Lo Giudice, mai candidato nell’Mpa. Ma stiamo scherzando? Diamo ascolto ad un farabutto che non dovrebbe osare nominarmi? Lo smonteremo virgola per virgola e lo consegneremo alla giustizia perche’ paghi il fio di queste falsità“.
Leggo nei provvedimenti -scrive ancora Lombardo- dettagliatamente indicati, i favori: assunzioni, concessioni, autorizzazioni, appalti. Bello a dirlo; ma chi svolge il ruolo di verifica della verita’ delle cose un minimo di pezza d’appoggio credo lo debba trovare. E non ne troveranno nemmeno una ad iniziativa di una persona come me che pure e’ presidente della Regione ed e’ stato presidente della provincia e vicesindaco del Comune di Catania con delega a Lavori pubblici, Protezione civile ecc. Dove sono questi favori e queste cortesie? Mai. Replicheremo e smonteremo una ad una queste falsita’ e porcherie“. Il presidente della Regione smentisce poi un altro pentito, il catanese Eugenio Sturiale che, deponendo nel processo per voto di scambio gia’ in corso a Catania contro i fratelli Lombardo, ha detto che Angelo fu duramente picchiato da mafiosi per non avere mantenuto gli impegni assunti con loro. “Ma quali impegni? Impegni assunti con chi? Con il geologo Barbagallo che vedevo forse una volta ogni sei mesi e che non mi ha chiesto un bel niente?“, ribatte Raffaele Lombardo, che continua: “E poi, in venti anni di indagini antimafia a Catania, come a Palermo o a Messina, con pentiti che hanno rivelato nessi, protagonisti, nomi e cognomi, e’ mai uscito il nome di questo signore come mafioso? E perche’ avrei dovuto saperlo io che fosse legato a questo o quell’altro mafioso, quando nel momento in cui l’hanno arrestato gli hanno sequestrato fucile e porto d’armi? Gli davano il porto d’armi perche’ era insospettabile. E perche’ avrei dovuto saperlo io? Io, che a quest’uomo non ho mai dato nulla, perche’ nulla mi ha mai chiesto. E avrei favorito una ditta, la Safab che, vedi caso, nel sistema degli affari e degli appalti, c’e’ entrata e non certo patrocinata da me. E’ bene che la magistratura verifichi se c’e’ stato un patron politico o politico mafioso di questa ditta che pare abbia fatto il parcheggio sotto il tribunale di Palermo, dighe e altro. E vedi caso – per questo parlo di sponsor politici – e’ una ditta che era nel gioco dei termovalorizzatori, quel gioco che ho l’onore, insieme ad altri, di aver fatto saltare e cancellato. E’ tutto un castello di carte -conclude Lombardo- che non sara’ difficile far saltare e smontare una ad una“.