L’addio di Bossi: l’uomo della canottiera che è arrivato a Palazzo Chigi

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    Dopo trent’anni Umberto Bossi lascia la guida della lega Nord. E’ il 1982 quando il Senatur da’ vita, assieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, alla ‘Lega Autonomista Lombarda’, di cui diviene subito segretario nazionale. Dopo due anni, nel 1984, nasce la ‘Lega Lombarda’ che poi diverra’ Lega Nord. Dieci anni dopo, nel 1994, Bossi conquista le prime pagine dei quotidiani con una foto ‘inusuale’ fino ad allora per un leader politico: lo scatto, infatti, immortala il fondatore del Carroccio in canottiera. Il momento e’ delicato, c’e’ in ballo la tenuta del primo governo Berlusconi. Bossi raggiunge il Cavaliere in Sardegna. Di li’ a poco, a dicembre, la Lega rompe l’alleanza con Berlusconi. Ma, prima, Bossi passa alle cronache come uno dei convitati del ‘patto delle sardine’, quando siede a tavola assieme a Massimo D’Alema (che diventera’ premier) e Rocco Buttiglione. Ma e’ proprio al Cavaliere che Bossi deve il primo ingresso a palazzo Chigi di esponenti della Lega, fino ad allora movimento che si era caratterizzato per una lotta senza quartiere contro “Roma ladrona” dopo gli anni di Tangentopoli, in cui i leghisti mostravano il cappio in aula. Lo stesso Bossi entrera’ a far parte per la prima volta del governo nel 2001, quando il Cavaliere lo nomina ministro delle Riforme e della Devoluzione. Nel 2004 viene colpito da un ictus e si ritirera’ dalle scene per una lunga convalescenza che termina con l’elezione al Parlamento europeo nel 2006. Stesso anno in cui Bossi riprende l’antica battaglia secessionista e da’ vita al ‘parlamento padano’.

    Dalla canottiera in poi Bossi ‘stravolge’ tutti i ‘canoni’ tradizionali del segretario di partito e di uomo di governo: sono ormai famosi i gesti del dito medio mostrato ai giornalisti, gli epiteti coloriti e a volte anche pesanti con cui rispondeva alle domande dei cronisti. Ma anche, soprattutto dopo la malattia che lo colpi’ nel 2004, i pugni a mo’ di scherzo con i quali il Senatur era solito salutare non solo i giornalisti ma anche colleghi di partito e amici. Ma soprattutto a far guadagnare al leader delle camicie verdi i titoli piu’ ‘flashati’ sono le sue espressioni colorite: dall’ormai famoso ‘ce l’ho duro’, al piu’ recente ‘fora da i ball’. Ma e’ anche il leader che insulta il Tricolore (“ci si puo’ pulire il c…o”) e l’Inno di Mameli sostituito dal Va’ pensiero. Bossi siede su uno scranno del Parlamento per la prima volta nel 1987, conquistando un posto in Senato (da li’ il soprannome di ‘Senatur’), mentre nel ’92 passa alla Camera. Nel ’94 inizia il lungo sodalizio con Berlusconi, interrotto nello stesso anno, e poi ripreso per interrompersi nuovamente lo scorso novembre, quando il Cavaliere decide di fare un passo indietro per consentire la nascita del governo Monti.

    Lo strappo tra i due alleati viene confermato anche alle amministrative che si terranno a maggio. Tante le battaglie portate avanti dal Senatur, prima fra tutte quella per la secessione della Padania. E’ invece di quasi 10 anni prima, nell’87, il primo ‘giuramento’ di Pontida, quando sul pratone verde Bossi raduna quasi 5mila militanti. Poi, l’ingresso nelle stanze del potere e delle istituzioni fanno ‘virare’ la Lega verso il Federalismo: e’ quasi fatta quando Berlusconi lascia a Monti la guida del governo. Fino ad oggi Bossi ha sempre guidato la Lega, il ‘capo’ indiscusso del movimento padano. Anche se i primi scricchiolii della sua leadership iniziano nei mesi scorsi, quando si fa piu’ aspra la divisione tra ‘cerchio magico’ e ‘maroniani’, fino a quella che e’ stata definita dalle cronache una ‘fatwa’ nei confronti di ‘Bobo’: niente comizi. Ma la ‘pancia’ del partito insorge e Bossi fa retromarcia. I due siglano una tregua, e oggi le dimissioni di Bossi danno di fatto l’avvio alla successione ‘dolce’ di Maroni, nominato assieme a Calderoli e Del Lago alla guida della fase di transizione che sfocera’ nel congresso federale del prossimo autunno.