Furti e rapine tragicamente sempre più frequenti. Ma questi morti non sono tutti uguali

foto di Franco Cufari

Il supermercato scenario della tragica rapina di poche ore fa a Delianuova - foto di Franco Cufari

Non sono tutti uguali. No. Giuseppe Strano, 49enne titolare dell’unico supermercato di Delianuova, piccolo e tranquillo borgo collinare dell’Aspromonte, è morto da eroe, contrastando il tentativo di rapina ai danni dell’attività a cui ha dedicato la propria vita e per cui è da sempre amato da tutto il suo paese. Il giovane ancora non identificato, ucciso dallo stesso Strano durante la rissa, era un bandito, un criminale, che era entrato nel supermercato armato di pistola chiedendo con prepotenza l’incasso della giornata. Quello per cui Giuseppe Strano aveva lavorato, aveva faticato, per cui si era rotto il culo.
Invece no; quel giovane aveva pensato per tutto il giorno, insieme ai suoi due complici, come arricchirsi sfruttando il lavoro altrui, e il suo cadavere è stato barbaramente abbandonato in una via periferica del paese dai suoi stessi “compari” che, dopo averlo soccorso da ferito, appena ne hanno constatato il decesso gli hanno svuotato le tasche di tutti i documenti per non lasciare tracce e l’hanno abbandonato esanime in strada, continuando la fuga in automobile.
Questo giovane è morto da meschino, da criminale, da bandito. Come Rosa Donzelli, 36enne napoletana uccisa proprio ieri da Francesco Cifola, orafo e gioielliere di Monte Urano, nel fermano, rapinato e immobilizato nel suo negozio, colpito due volte con il collo della pistola in volto e sul braccio e poi legato a terra con del nastro isolante. Ma suo padre Duilio gli è andato in soccorso, il figlio è così riuscito a liberarsi e sparare, sventando la rapina contro dei barbari che, a loro volta, avevano esploso dei colpi d’arma da fuoco.

Furti e rapine sono sempre più frequenti in tutt’Italia, ormai ogni giorno assistiamo, nelle varie cronache di ogni Regione, a fenomeni di questo tipo.
Forse sarebbe la volta buona di pensare di applicare una decisa riforma normativa sul concetto di legittima difesa. Perchè questi morti non sono tutti uguali. Chi è costretto a sparare contro dei criminali che mettono a repentaglio la vita o anche solo l’attività di chi onestamente si sveglia ogni mattina per tirare la carretta, non può essere neanche solo per un secondo assimilato a chi senza scrupoli è pronto a sparare davvero e uccidere per rubare. Non può essere neanche un secondo indagato o perseguitato per “omicidio“, oltre al danno è una beffa, una vergogna da parte dello Stato che purtroppo si ripete ancora. Uno Stato, il nostro, che tanto lamenta il mancato senso d’appartenenza dei cittadini che però, dal loro canto, in situazioni come queste e in molte altre non si vedono certo tutelati e garantiti da uno Stato che anzichè tendergli la mano come dovrebbe, pare voler contribuire a rendergli la vita difficile.