Emergenza rifiuti: situazione critica anche ad Agrigento, e non solo

E’ emergenza rifiuti ad Agrigento, e i 18 paesi della provincia. Da otto giorni gli operatori ecologici dell’Ato Gesa Ag 2 non hanno svuotato i cassonetti. Il vertice di questa mattina fra il liquidatore della Gesa, Teresa Restivo, alcuni dei sindaci interessati e i rappresentanti delle ditte non ha trovato soluzioni immediate. I sindaci di Agrigento Marco Zambuto, di Raffadali, Silvio Cuffaro, e di Porto Empedocle, Calogero Firetto, chiedono che il servizio di raccolta venga riaffidato immediatamente ai Comuni. Le ditte che si occupano dello svuotamento dei cassonetti chiedono almeno 6 milioni di euro per pagare gli stipendi, ma sono creditori di 9 milioni. Ne sono disponibili, invece, appena 3 e mezzo. Secondo indiscrezioni, l’assessore regionale all’Energia, Giosuè Marino, dovrebbe convocare i sindaci al più presto. La richiesta dei lavoratori, che non ricevono gli stipendi da tre mesi, è chiara: i Comuni devono prima saldare il debito nei confronti di Gesa, permettendo il pagamento degli stipendi, e poi chiedere alla Regione lo scioglimento dell’Ato. Il direttore del servizio di igiene ambientale di Agrigento, Vittorio Spoto, ha inviato una  nota al presidente Ato Ge.Sa Ag2; ai Sindaci dei Comuni Ato Ge.Sa Ag2, al Prefetto di Agrigento; al dirigente dell’Agenzia regionale per i rifiuti e per le acque di Palermo, per segnalare gli “inconvenienti igienico-sanitari, con possibili ripercussioni sulla salute pubblica, determinati dalla mancata raccolta dei R.S.U”. “La situazione ad oggi persistente” – scrive ancora Vittorio Spoto – “risulta aggravata ancor più aggravata, ragione per cui si ribadisce l’urgenza dell’adozione di ogni utile provvedimento atto alla risoluzione della problematica in argomento, a tutela della salute pubblica” . Decine, intanto, i cassonetti dati alle fiamme dai cittadini esasperati. La situazione e’ in stallo perché non ci sono i fondi per saldare le retribuzioni.