Elisabetta Gregoraci non può essere ‘Lady Calabria’ per le donne della Cgil: “è una figura poco sana”. Ma si sono guardate intorno?

Elisabetta Gregoraci sarà “Lady Calabria“: l’ha deciso il governatore, Giuseppe Scopelliti, impegnato a promuovere il volto positivo della Calabria rilanciandone l’immagine e il turismo. Da qualche giorno la bella showgirl nata a Soverato 32 anni fa, è sul set di Capo Colonna, dove interpreta il ruolo di una guida turistica che mostra i resti di un’antica villa romana per uno spot promozionale della Regione. Con lei ci sono altre tre giovani e belle donne calabresi: la show girl Roberta Morise, che è di Crotone, la Miss Italia in carica, Stefania Bivone, che è di Sinopoli e Maria Perrusi, cosentina, che nel 2009 conquistò lo stesso scettro.
La scelta di Scopelliti, però, ha fatto infuriare le “Donne Calabresi della Cgil” che ieri hanno diffuso una nota in cui, grazie al cielo (almeno questo!) precisano subito, al primo rigo, che “la bellezza di lady Briatore, all’anagrafe Elisabetta Gregoraci, è indiscutibile e merita rispetto” ma poi aggiungono che “è invece sbagliata la scelta della Regione di associare il volto della Gregoraci per rappresentare l’immagine della Calabria nel mondo. Agli occhi del paese Elisabetta Gregoraci è la rappresentazione di quel mondo in decomposizione fatto di Billionaire, paillettes, lustrini, yacht e bunga bunga di cui gli italiani e le italiane si sono faticosamente liberati restituendo all’Italia una più sana ed autorevole immagine politica e morale cosi’ come le compete. E’ grave che per la Calabria, che ha ragioni serie per trovare identificazioni importanti per esportare all’estero la propria migliore immagine, la Regione non abbia saputo individuare un volto più autentico fra le tante bellezze rappresentative di intelligenze e saperi calabresi. Le donne della Cgil denunciano questa scelta che offende la dignità e la coscienza femminile delle donne calabresi“.
Una crociata imbarazzante per Peppe Rinaldi di ‘Libero’ che ironicamente parafrasa le donne della Cgil scrivendo che “Elisabetta Gregoraci non è degna di sostituire nell’immaginario collettivo le donne in chador di Africo o San Luca“.
Forse di quelle, le donne calabresi, si offendono nella dignità e nella coscienza. Di quel mondo arretrato e medioevale, simil-talebano, che purtroppo persiste ancora in molti centri delle zone interne della nostra Regione, dove la donna non è mai riuscita a emanciparsi da uno “status” di inferiorità totale rispetto al sesso maschile. Questo, le “donne calabresi della Cgil“, lo sanno bene, in quanto hanno realizzato tante battaglie per combattere una situazione poco felice. E forse sarebbe meglio che continuassero a concentrarsi su questa lodevole attività, piuttosto che lasciarsi andare in “uscite” così “imbarazzanti“, parafrasando ancora Rinaldi.