Dudu Manhenga & Color Blu in concerto a Reggio per la Fondazione Clara Travia Cassone

La regina d’Africa, come è stata definita, Dudu Manhenga, arriva, per la prima volta, a Reggio Calabria con la sua band, Color Blu, con un concerto a sostegno della Fondazione Clara Travia Cassone, che avrà luogo presso il teatro “Francesco Cilea” di Reggio, alle ore 21:00, ultima tappa del tour italiano di presentazione di Ngangiwe, il suo ultimo album.

Giovane cantante dello Zimbabwe, di etnia Ndebele, da molti è indicata come colei che destinata a raccogliere l’eredità di Miriam Makeba, la cantante sudafricana, Mama Afrika, deceduta in Italia nel 2008. Di certo il suo sound, tutto caratteristico capace di miscelare musica tradizionale del suo paese, jazz contemporaneo, gospel, afro e soul, le ha consentito di appassionare tanto i critici quanto il pubblico, vantando nomination al Zimbabwe Music Awards 2007 e Ndirimupenyu Service Music Award 2010.

Ma alla musica Dudu Manhenga ha da sempre unito anche l’impegno civile. come attivista per i diritti delle donne, in prima fila nell’AWIPAZ (Association for Women in Performing Arts in Zimbabwe ) e nel FLAME (Female Literary Arts Music Enterprise). Recentemente è stata nominata membro consigliere del National Arts Council dello Zimbabwe e Ambasciatrice della Croce Rossa. Fin da piccola conobbe la violenza domestica, sulla madre ridotta in fin di vita, ma anche su se stessa, avendo subito un tentativo di soffocamento da parte del padre. Le sue canzoni sono così spesso un grido di disperazione o di riscatto da una condizione di sottomissione, per la costruzione di un futuro migliore.

Proprio per questo suo impegno nel sociale è stata scelta dalla Fondazione Clara Travia Cassone per il concerto annuale, che servirà a raccogliere fondi per proseguire il progetto che la fondazione persegue, dall’atto della sua nascita, ad opera del suo Presidente Giovanni Cassone, in Malawi, nel distretto di Magomero.

Qui la fondazione ha già costruito un asilo, frequentato da quasi 300 bambini, una struttura in cui vengono effettuate le vaccinazioni, un pozzo e le case per i volontari; provvede a mantenere il personale dell’asilo (insegnanti, cuochi, guardiani, suore) e garantisce ai bambini almeno un pasto al giorno.

La Fondazione ha inoltre cominciato a finanziare gli studi universitari in Medicina di giovani Malawaiani, e, in attesa che possano diventare indipendenti, continua a fornire assistenza sanitaria di base grazie all’ausilio di volontari italiani.

Nel corso della serata sarà inoltre conferita una medaglia del Presidente della Repubblica a una persona o a una associazione che si distingue nelle attività a favore dei bambini.

I biglietti di ingresso saranno reperibili presso lo studio medico ” Cassone Giovanni srl “, viale Boccioni 12 – Reggio Calabria.

Per eventuali accrediti contattare 3280181093

CURRICULUM VITAE DUDU MANHENGA

Dudu Manhenga è ormai una celebrità in Zimbabwe come in molti stati dell’Africa sub-equatoriale. Attivista per i diritti delle donne, in prima fila nell’AWIPAZ (Association for Women in Performing Arts in Zimbabwe) e nel FLAME (Female Literary Arts Music Enterprise) è membro consigliere del National Arts Council dello Zimbabwe e Ambasciatrice della Croce Rossa del suo paese.

Dudu Manhenga nasce il 6 gennaio 1981 e sin da giovanissima muove i primi passi come cantante di jazz e gospel nella città natale di Makokoba prima di trasferirsi ad Harare, capitale dello Zimbabwe, dove dall’età di 16 anni inizia la carriera di cantante e corista al fianco di vere e proprie leggende della musica africana come Oliver Mtukudzi & the Black Spirits, Steve Dyer, Louis Mhlanga, Tanga Wekwa Sando e Dumi Ngulube, mentre parallelamente studia allo Zimbabwe College of Music di Harare. Nel 2001 fonda con il marito e batterista Blessing Muparutsa i Color Blu, band che riesce a fondere in maniera originale e coinvolgente la musica afro, il jazz contemporaneo e la musica tradizionale dello Zimbabwe (ritmi e melodie di Manica, Mashona e Matabele, regioni geografiche e culturali dello Zimbabwe). Con questo gruppo ha realizzato 4 cd, diversi tour in Africa e anche il primo tour italiano nell’estate dello scorso anno.

Out of the Blu, nel 2003, segna il debutto discografico. Nove tracce tra afro, jazz e fusion, che sono state accolte calorosamente dal pubblico che ha subito sposato le prime “hit” come Mvura, Bengimthandile e Madlamini.

Jula, che in lingua Ndebele significa “profondità”, è il titolo del secondo album e arriva a due anni di distanza bissando il successo del precedente. Come lei stessa ha detto, “L’album è una sintesi della mia esperienza fino ad oggi nel campo musicale dove ho cercato il mio spazio e realizzato la mia individualità – da dove sono venuta, dove sto andando e chi sono”. Contiene tracce come Kudala, Zvapressa, e Izithukuthuku, un appello dell’artista contro la pirateria in cui compaiono anche i promettenti artisti zimbabwiani Chiwoniso Maraire e Victor Kunonga.

Towards Alignment è il suo terzo album, un doppio cd dal vivo che viene registrato da ‘Solo Encounters with Dudu Manhenga’, quattro serate concerto nella splendida cornice del REPS Theatre di Harare nel marzo del 2009.Unamossa audace per avvicinarsi al suo pubblico in un ambiente in cui le sfumature più fini della sua musica potevano essere apprezzate al meglio. “Mi sento più viva su un palco che in uno studio, lo studio non permette quegli sprazzi di spontaneità – una barzelletta occasionale, o la condivisione delle mie esperienze di vita – come sono in grado di fare durante una performance dal vivo”.

Ngangiwe (I have been embraced) live @ Thistle Room è il suo quarto e ultimo lavoro pubblicato nel luglio 2011. La forza di Dudu Manhenga si rivela ancora una volta nel live, nel contatto col pubblico, nell’empatia che è in grado di creare in ogni concerto. Un mix perfetto tra afro jazz e le radici del soul e della sua terra, dove ancora una volta la fusione tra artista e pubblico avviene e si percepisce come mai il respiro di Mamma Terra.

Nel corso di questi anni, Dudu Manhenga con il suo gruppo si è esibita ininterrottamente in club, ritrovi e festival nello Zimbabwe (HIFA, Winter Jazz Festival, Regional Jazz Festival, African Banking Cooperation Summer Jazz Festival Nguva Yedu Thuba Lethu Youth Festival, Harare Jazz Festival), Sud Africa (3 volte al Grahamstown Arts Festival, Women In Arts Festival, Arts Alive) e nel resto del continente sub-equatoriale, spesso condividendo il palco con grossi nomi come Oliver Mtukudzi, Dorothy Masuka, The Cool Crooners, Judith Sephuma, Ray Phiri, Jimmy Dludlu e Jabu Khanyile, Kunle Ayo, Ernie Smith, Ringo, Eric Paliani, Prudence Katomene, Kudzi Sevenzo, Chameleon, Gang of Instrumentals, Kwani Experience, Mingas e molti, molti altri.

Il percorso di artista di Dudu non può inoltre prescindere dal suo essere donna. Da sempre è molto attiva sul fronte dei diritti per la musica e contro la pirateria, impegnata nelle attività anti-violenza, e contribuisce in maniera cruciale al programma FLAME (Female Literary Arts Music Enterprise) per lo sviluppo e la promozione di artiste donne nel grande circuito delle arti e “Divas Deliberate”, “Workshops for Women Artists by Women Artists”, “No Sex Combatants” e “Women Songwriting” sono solo alcuni dei titoli dei suoi workshop. Attualmente è coinvolta part-time nel programma FLAME per sviluppare i programmi in collaborazione con altre artiste affermate e ha aiutato a presentare il “16 Days Concert” ad Harare fin dal 2007, commemorando i 16 Giorni di Attivismo contro la Violenza contro le Donne in collaborazione con il Domestic Violence Organization Musasa Project. E’ a capo dell’AWIPAZ (Association for Women in Performing Arts in Zimbabwe), una organizzazione nazionale nata di recente con l’intento di creare un’industria artistica dove le artiste donne ricevono i giusti riconoscimenti e possono essere aiutate a sviluppare il proprio percorso. Come riconoscimento per la sua passione e il contributo che ha dato al suo paese nel campo artistico, nel 2009 Dudu è stata nominata membro della giunta del Consiglio delle Arti Nazionale dello Zimbabwe dal Ministro dell’educazione, sport, arti e cultura, un ruolo che manterrà fino al 2012. Nell’estate 2011 è stata inoltre nominata Ambasciatrice della Croce Rossa dello Zimbabwe.

Programma del Concerto

 Ohohohohoh!!!!!*

Uno dei due brani simbolo del concerto, un video riproduce il vissuto fotografico della missione della Fondazione Clara Travia Cassone, raccontato dalla voce recitante di Cristina Filardo, accompagnata dal vivo dai musicisti del gruppo.

Kudala (da “Jula”)

Una commossa canzone sull’antica cultura africana, in cui era insito il prendersi cura degli altri – “non c’era mai un passante al quale non si offriva del cibo” – ma, al contempo un invito ad allontanate quelle tradizioni oppressive, che limitano la libertà individuale, e a scegliere invece ciò che potrebbe apportare beneficio a livello individuale e collettivo.

Bengimthandile (da “Out of the blue”)

E’ il racconto in prima persona di una donna, che, alla fine della relazione, racconta le sue sensazioni di vittima di lungo periodo di abusi in casa. “Io lo amavo”, dice, “ma lui non mi portava alcun rispetto”.

Sekukude (da “Jula”)

Quando la crisi economica è grave, gli uomini abbandonano le proprie case, alla ricerca di lavoro e di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, ma così facendo in tanti perdono il contatto con le proprie famiglie e tanti sono i bambini a rimanere orfani e in un perenne stato di indigenza: questo il messaggio della canzone.

BUN (inedito)

E’ la storia simbolo del concerto: la vita quotidiana di un bambino di strada vista con gli occhi di una persona che lo vede ai bordi di una strada, passandogli accanto in macchina: il problema è dinanzi ai nostri occhi eppure non facciamo nulla per cambiare lo stato di cose, medita il passante, mentre il coro canta <è la vita? è il progresso? quando i nostri bambini sono affamati in tutto il mondo…. niente fame, possiamo raggiungere questo obiettivo>.

Ewuwe (da “Jula”)

Una ninna nanna.

Handidi (da “Ngangiwe”)

Ancora una voce femminile a parlare di sé in prima persona, una donna che ha preso il controllo della propria vita e che dice all’uomo della sua vita che non ha bisogno di continuare a pregarlo di amarla: lui deve decidere se la vuole o no!

Umona (da “Ngangiwe”)

Non c’è più bisogno di essere vittime, occorre combattere qualsiasi forma di oppressione che si incontra e attanaglia: questo il messaggio della canzone.

Alendo*

Secondo brano simbolo del concerto, un video riproduce le immagini dei progetti già realizzati a Magomero descritte da una voce recitante, Cristina Filardo, accompagnata dal vivo dai musicisti del gruppo.

Izithukuthuku (da “Jula”)

Mali come la pirateria: lo sfruttamento del lavoro, la ricerca spasmodica del guadagno economico, a qualunque costo, umano e non, compaiono nuovamente in questa canzone dal forte messaggio civile.

Uyu ndiani? (da “Jula”)

Una giovane donna rifiuta di essere data in moglie a un vecchio uomo. “Meglio essere travolta dal bestiame che essere obbligata a sposarsi”, dichiara mentre entra nello spazio che il padre utilizza per tenere il bestiame.

Ngiyesaba (da “Towards Alignement”)

Un inno appassionato all’innovazione, per cambiare lo status quo e creare un mondo più giusto ed equo.

Mama (da “Jula”)

Cosa sarebbe di una famiglia senza le madri che lavorano duramente per tenerle insieme?

Zvapressa (da “Jula”)

La piaga dell’Aids, estremamente diffuso in Africa dà vota a questa canzone, ed ancora una volta è una donna a parlare e a raccontare la sua storia. Infettata dall’ HIV dal suo promiscuo marito, non le resta ora che piangere per i suoi figli che ha paura di abbandonare quando morirà.

Turn (da “Ngangiwe”)

Una delle canzoni attraverso la quale esprime le sue influenze e le nuove idee che ha abbracciato come artista in una ventata di sano ottimismo

*Brano accompagnato dalla proiezione di immagini. Progetto video: Carlo Musitano

La Fondazione “Clara Travia Cassone”

La Storia

La fondazione è stata costituita nel novembre 2009, ma le sue origini sono lontane, nascono nel 1974, dall’amore nato fra il presidente dell’Associazione, Giovanni Cassone e la moglie Clara Travia, un amore interrottosi solo il 24 Aprile 2009, giorno in cui si conclude l’esperienza terrena di Clara. Nasce quindi da un sentimento d’amore molto forte e da altrettanti intensi stati d’animo provati da Giovanni, l’angoscia che lo ha pervaso al momento della diagnosi della malattia di Clara e la serenità ritrovata al momento della sua estrema unzione.

Come ha scritto in una lettera aperta: “Ho pensato che sarebbe stato bello legare il nome di mia moglie ad un fatto positivo… Sono certo che tanti bambini beneficeranno di tale iniziativa e che mia moglie, lassù, sarà felice”.

Gli scopi della Fondazione “Clara Travia Cassone” sono vari:

  • promuovere la salute, intesa secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità come stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solo come semplice assenza di malattie o infermità;
  • operare, oltre che con attività di prevenzione primaria, con interventi sanitari di cura delle patologie affliggenti singoli o gruppi sociali;
  • avviare, in favore dell’infanzia, iniziative socio-sanitarie, inizialmente, ed in rapporto alle risorse economiche di cui potrà disporre, in Malawi (Africa) ed in particolare:
  • costruire ed eventualmente gestire, anche unitamente e d’intesa con le autorità civili e religiose locali, strutture socio-sanitarie quali, a titolo esemplificativo, asili, refettori, ambulatori medici, strutture sportive e ricreative, struttura d’accoglienza in genere.

In particolare, la Fondazione si propone, allo stato attuale, di effettuare interventi socio-sanitari, soprattutto a favore di bambini che vivono in aree disagiate.

Il primo progetto della Fondazione ha previsto un intervento in Africa, nello stato del Malawi, e precisamente nel villaggio di Magomero. La scelta di questo territorio è dipesa dall’amicizia nata tra il Presidente della fondazione, dott. Giovanni Cassone, e Vincenzo Troletti, padre monfortano, già missionario in tale stato per circa 12 anni ed è stata rafforzata dalla successiva conoscenza del sito e dal rapporto instaurato con padre Thomas, vescovo della diocesi di Zomba, uomo di grande umanità e di estrema concretezza, che è divenuto referente della Fondazione in Malawi e ha già dato avvio al primo progetto della fondazione contribuendo anche fattivamente alla realizzazione dello stesso.

Il 2 ottobre 2009 la diocesi di Zomba ha assegnato alla Fondazione un ampio suolo nel villaggio di Magomero e, da subito, sono iniziati i lavori per costruire un centro di accoglienza per neonati, uno per bambini sotto i cinque anni, i relativi refettori e un pozzo; tali lavori sono stati ultimati alla fine di febbraio 2010.Seguirà la costruzione di una struttura ambulatoriale pediatrica con relative foresterie per i medici che si recheranno in loco a lavorare.

Su questo suolo verranno successivamente delimitati degli spazi da utilizzare per attività sportive e ricreative, tanto per gli uomini che per le donne: campi di calcio, di basket, e successivamente scuole per insegnare a tagliare le stoffe, ad intarsiare il legno e anche a dare nozioni di agronomia. Il passo immediatamente successivo sarà quello di reclutare su tutto il territorio nazionale pediatri che vogliono fare un breve periodo (circa 2 settimane) di volontariato in Malawi e entrare, in tal modo,in una turnazione che avrà come coordinatore il dott. Orlando Filardo, pediatra di Reggio Calabria. Si prevede di creare una rete che consenta costanti contatti a distanza tra gli operatori ed incontri saltuari o periodici de visu che saranno certamente utili per confronti e scambi di esperienze.

Il progetto a lungo termine è di contribuire alla formazione di medici Malawani.