Corruzione: il ministro Severino presenta emendamento che aumenta la pena massima a cinque anni

Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha presentato l’emendamento del governo all’articolo 9 del ddl anticorruzione alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera. Si tratta di un aumento della pena massima per il reato di corruzione nell’esercizio di una funzione pubblica. L’emendamento del governo alle norme penali del ddl anticorruzione ‘‘si propone un’azione di riordino globale della materia, a partire dal reato piu’ grave fino a quello meno grave” spiega il Guardasigilli. ”Abbiamo cercato di dare armonia al sistema, di calare le norme nuove con le vecchie nel codice penale”, ha aggiunto. Quanto all’inasprimento delle pene, ha spiegato, ”e’ stata fatta una comparazione con gli altri reati di confine”. Sulla possibilita’ che le nuove norme possano incidere sui processi in corso, Severino sottolinea che questo sarebbe “fisiologico” e non “patologico”. “Bisogna avere il coraggio di intervenire, e se si interviene seriamente e con razionalita’, nessuno puo’ dire che lo si e’ fatto per incidere su questo o quel processo”. Le posizioni dei partiti in materia di giustizia restano in parte divergenti, ma si e’ convenuto sulla necessita’ di procedere in via prioritaria sulla corruzione. “E’ importante che nell’incontro con il ministro Severino i partiti che sostengono il governo abbiano concordato di procedere separando le tre questioni in discussione dando priorita’ alla corruzione” afferma Marina Sereni del Pd. Sul falso in bilancio, ”ci sono disegni di legge pendenti in Parlamento. E’ una materia che merita una trattazione autonoma. E allora – sottolinea Severinoil governo non si sottrarra’ ai suoi doveri”. Quanto a intercettazioni e responsabilita’ civile dei giudici, il ministro afferma che ”sono pronte le bozze, aperte alla discussione del Parlamento. Il lavoro dei tavoli con i partiti e’ stato proficuo e ha avvicinato le posizioni”. Per questo, ”c’e’ la speranza di portare avanti anche gli altri provvedimenti”. Sul fronte delle intercettazioni però il leader dell’Idv Antonio Di Pietro denuncia la riproposizione nel testo del governo della cosiddetta norma “ammazza blog”, voluta da Berlusconi. ”Giu’ le mani dalla Rete” afferma Di Pietro accusando l’esecutivo di “essere ostaggio degli interessi delle lobby e della pseudo maggioranza che lo sostiene“. “L’Italia ha bisogno di norme serie per combattere corruzione, evasione, burocrazia selvaggia e spesa pubblica inutile, non certo di misure liberticide, come questa. Il web e’ un baluardo della democrazia, uno dei pochi spazi che consente ai cittadini di avere informazioni e di dire la propria. L’Idv – conclude Di Pietro – si battera’ affinche’ sia rispettato l’articolo 21 della Costituzione e venga tutelata la liberta’ d’informazione e di espressione della Rete“.