Cinema, da venerdì nelle sale “Diaz”, il film sui tragici avvenimenti del 2001 al G8 di Genova

Il film di Daniele Vicari ha ottenuto il visto della censura e sarà nelle sale da domani, venerdì 13 aprile, in 240 copie, senza divieti ai minori. Sulla pellicola comparirà dunque la dicitura “film per tutti“. “Diaz – Don’t clean up this blood” racconta l’irruzione della polizia nella nota scuola genovese, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8. Il sì della censura ha grande valore perchè sottolinea il valore artistico e storico che la pellicola rappresenta. Tra gli interpreti ricordiamo: Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, Davide Iacopini, Ralph Amoussou, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Paolo Calabresi e Alessandro Roja.
La pellicola su quella che Amnesty International ha definito “La piu’ grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale” e’ una produzione Fandango in co-produzione con ‘Mandragora movies’ (Romania) e ‘Le pacte’ (Francia), in associazione con Sofica A Plus Image 3 ed il supporto di Centrul National al Cinematografici. Il film e’ stato realizzato con il contributo dei Beni Culturali – Direzione Cinema e la partecipazione della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige e della BLS. ‘Diaz’ ha vinto il Premio del Pubblico al Festival di Berlino e il 16 maggio sara’ proiettato al Parlamento europeo per volonta’ di Sergio Cofferati e del Gruppo dei Socialisti e Democratici.
Come dichiara il produttore, Domenico Procacci, “l’intento di realizzare “Diaz” era fare un film non per i “reduci” del G8 di Genova, ma per fare vedere che cosa accadde a chi era troppo giovane nel 2001“.
Secondo il racconto, nella pellicola, ci sono sette diverse storie che si intrecciano:  Lena e Niels arrivano da Amburgo, Chabi da Saragozza, Mina da Parigi, Dan da Londra, Michael da Nizza, Muli da Berlino, persone accomunate dall’avere condiviso la protesta e il trauma di quei giorni è impresso in ciascuno di loro. Ai microfoni di SkyTg24 il regista afferma: “Raccontiamo la storia attraverso punti di vista diversi: poliziotti, giornalisti, manifestanti, pensionati, affinché lo spettatore non sia travolto dalla narrazione prepotente e si faccia un’idea più ampia possibile“. “Nel film non ci sono teorie – prosegue – ma fatti accertati dalle sentenze, che pongono una domanda alla mia coscienza da democratico: viviamo in una democrazia compiuta e realizzata?”. Secondo il cineasta, nonostante il film non sia reticente riguardo alla violenza, ci sono stati degli eventi che non è stato possibile rappresentare. “Certe cose ripugnano”, ha detto. Secondo Stefano Paoloni, segretario nazionale del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, “ci voleva più equilibrio“. Paoloni spiega all’Ansa che “Diaz, come pure Acab qualche mese fa, di questi tempi non aiuta la pacificazione, anzi, rischia di fomentare“. E aggiunge: “A Genova sono stati fatti errori, è fuori discussione e infatti ci sono le sentenze di primo grado e di appello. Ma alcuni passi avanti sono stati fatti: quando a ottobre i black block hanno devastato Roma, errori come quelli della Diaz non ci sono stati, anche se le critiche alla polizia che non ha reagito sono arrivate comunque“.
In occasione dell’uscita del film nelle sale cinematografiche, domenica 15 aprile, alle 23 e 45, Rai Tre trasmetterà in prima visione assoluta il documentario “Black Block” del genovese Carlo A. Bachschmidt, che ricostruisce, attraverso alcune interviste, i fatti del G8 di Genova del luglio 2001, culminati nel sanguinoso blitz alla scuola Diaz e nelle torture nella caserma di Bolzaneto. In questo documentario vengono raccontate le loro vite, i motivi che li hanno spinti a impegnarsi in politica, la partecipazione alle giornate di luglio 2001, le violenza subita, il rientro a casa, e ancora la scelta di tornare a Genova per testimoniare ai processi costituendosi parte civile e le valutazioni sulle sentenze, emesse dopo lunghi anni di attesa.