Bottega della legalità, Infortuna (GI): “le vittorie che vogliamo”

Di seguito la nota di Manuela Infortuna Presidente Giovane Italia Grande Città: L’inaugurazione della bottega della legalità avvenuta ieri presso Palazzo Campanella deve essere motivo di orgoglio per tutti i reggini e per i calabresi .
La scelta di ospitare la bottega del g(i)usto presso quella che è la casa di tutti i calabresi, non è casuale perché, come diceva Falcone:” bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” E’ importante che accanto alle azioni di repressione, che le forze dell’ordine insieme alla magistratura stanno compiendo egregiamente, ci siano azioni di prevenzione e soprattutto di educazione alla legalità perché per debellare questo cancro che sta rallentando da sempre la crescita e lo sviluppo della nostra terra dobbiamo circondarci di persone per bene, dobbiamo far crescere una generazione di ragazzi nella consapevolezza che ” La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.”
La scelta di dedicare la bottega al piccolo Domenico Gabriele non è stata casuale, perché bisogna far capire, soprattutto alle giovani generazioni, che il problema della mafia è un problema che riguarda tutti, dal piccolo – medio commerciante che vuole aprirsi un attività nella sua città, al piccolo Domenico che stava solo giocando a pallone, che con le varie faide non c’entrava nulla. E’ questo che si deve far capire : che la ndrangheta uccide, che la ndrangheta ci penalizza, che la ndrangheta soffoca ogni tipo di iniziativa positiva per migliorare sempre di più la nostra splendida terra.
Oggi abbiamo un motivo in più per sentirci orgogliosamente calabresi, quello che voglio chiedere sia alle istituzioni che alla cittadinanza è di continuare a fare fatti concreti, combattere questo cancro con i gesti quotidiani , incominciando ad andare a acquistare prodotti LIBERI e PULITI.

Lasciamo l’antimafia delle chiacchiere a chi fa di questo un mestiere non uno stile di vita.