Borsa & Finanza: i titoli del lusso spingono Piazza Affari

Termina in positivo la seduta di venerdì. Milano chiude a (1.85%), Londra (+0.49%), Parigi (+1-13%), Francoforte (+0.91%), le piazze europee sembrano così aver già scontato la decisione dell’agenzia di rating Standard & Poor’s di declassare il debito sovrano della Spagna a BBB+, dati i livelli raggiunti dallo spread fra Bonos di Madrid e Bund tedeschi oltre che il rischio che Madrid sia costretta ad innalzare l’ammontare del suo debito pubblico e debba sostenere le banche iberiche.

A spingere Piazza Affari sono i titoli del lusso, con l’esordio di Brunello Cucinelli che ha chiuso in rialzo di circa il 50%, Ferragamo (+3,9%) tocca i massimi storici grazie al balzo del lusso. Oltre i titoli del lusso, spingono anche i bancari, Mps (+7,5%), Bpm (+6,8%), Unicredit in rialzo del (+2,06%), Intesa Sanpaolo (+1,75%), Ubi Banca (3,42%), Banco popolare (+2,45%), Mediobanca del (+1%) anche A2A chiude in positivo la seduta (+5,1%). Rimbalzano anche Fiat Industrial e Prysmian, in rialzo del 4%. Vendite su Tenaris (-0,2%) e St (-0,1%), due titoli che avevano ben performato nelle ultime sedute, Fonsai (-2%) dopo lo stop dell’Antitrust alla fusione con Unipol.

Wall Street risente delle tensioni europee, il Dow Jones ha perso il (+0.18%), il Nasdaq (+0.61%),lo S&P500 perde  il (+0.24%). Esce il Pil Usa +2.2% che rallenta rispetto alle stime (2.5%). Anche l’indice dei prezzi delle spese per consumi core, tenuto in considerazione per la Fed nella decisione della sua politica monetaria, si è registrato al 2%. Questo potrebbe anticipare un aumento dell’ inflazione negli Stati Uniti.

Arriva già il primo dato, le vendite al dettaglio in Germania hanno registrato a marzo un rialzo dello 0,8%. Lo ha reso noto l’ufficio di statistica tedesco. Nell’agenda macroeconomica di oggi, alle ore 14.30, l’uscita del GDP, Gross domestic product, che rappresenta la somma del valore dei beni e servizi prodotti all’ interno della nazione dalle imprese nazionali e straniere, il calcolo deriva dalla somma dei consumi, spesa pubblica, investimenti, e dalla differenza tra esportazioni e importazioni, serve per misurare il valore che riesce a creare una nazione in un anno, generato dalle imprese nazionali e straniere. Importante le variazioni percentuali in aumento o in diminuzione, per vedere se l’economia della nazione migliora o peggiora rispetto alle altre.

Francesca Roveda

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