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Lucio Dalla, lo stronzetto dell’Etna

A me piace ricordarlo così.
Un pò istrione, spregiudicato, forse un pò troppo riservato. Sotto una corazza che lo faceva apparire in certo qual modo e di primo acchito lontano da te, cercando più a fondo scoprivi, poco a poco, il Lucio che non t’aspetti : cordiale, persino affabulatore, molto preparato culturalmente e professionalmente e nel contempo umile, dalla battuta facile e con una sottile ironia con la quale soleva dissacrare prima di tutto se stesso. Poi lo scoprivi ancora amico generoso di colleghi, amici e sconosciuti e deboli e naturalmente mecenate soprattutto quando intuiva un talento. Lo scoprivi, se cercavi ancora, senza barriere : pronto, anzi bisognoso sempre di nuovi stimoli, nuove sfide, incurante dell’eventuale insuccesso e affrontate sempre con molta preparazione e cura. Sportivamente amava mettersi di continuo in gioco con sano agonismo, che portava sui palcoscenici di tutto il mondo. L’amore per lo sport : basket, calcio, il Bologna, Valentino Rossi, l’automobile, e quel sorriso di bambino entusiasta, quasi incantato che te lo faceva sentire vicino, uno di famiglia. Il percorso vario e non certo facile, lo conduce dal Jazz, al canto, dalla composizione alla recitazione alla regia; non può porsi dei limiti, il suo pensiero e il suo fare sono proiettati sempre nell’altrove incognito senza mai invadere ma con quella apparente noncuranza elegante che te lo faceva percepire quasi capitato lì per caso, ma che era invece ricerca attenta e minuziosa di ogni particolare e grande rispetto per l’altro e per tutti gli altri.

Questo carattere aperto all’infinito non è ancorato a barriere territoriali . bolognese, attaccatissimo alla sua città, sente forte il richiamo della natura, dell’universo e soprattutto del mare, elemento che sente a lui connaturato e il cui richiamo è presente in quasi tutte le sue canzoni, in alcune in modo dirompente. Bolognese del Sud : il Tirreno di Sorrento, l’Adriatico delle Tremiti, lo Jonio di Milo. Da Caruso a Te voglio bene assaje, da Siciliano a Kamikaze : il suo ampio respiro trasforma l’inquietudine profonda in serena tensione verso nuovi obiettivi. Come stesse sempre preparandosi a scoccare la freccia di un arco teso al massimo; senza trascurare il sociale con impegno schivo e generoso.Profondo, come il mare che amava cantare.

A me piace ricordarlo così.

“STRONZETTO DELL’ETNA”

«Non per lucro, ma per gioco e per amore» produce vino Lucio Dalla, dalle vigne intorno alla sua casa di Milo, nel Catanese, «qualche migliaio di litri, sia bianco sia rosso, destinati alla mia tavola, al consumo sulla barca e soprattutto agli amici. Vedo che piace molto ai miei ospiti, risponde ai miei gusti e questo già mi basta». Perfettamente in linea con tale “filosofia” la scelta del nome, tutt’altro che commerciale: “Stronzetto dell’Etna”. «Mi dicono che quello bianco sia di qualità veramente eccellente e perciò ho deciso di spiantare gradualmente il rosso ed uniformare la produzione su quella che gli esperti definiscono qualità superiore» sostiene l’artista bolognese che sull’etichetta, disegnata dal suo amico Mondino, compare vestito da derviscio. ( supereva.it)