Vicenda CocaCola-Rosarno: Oliverio, Laratta e Laganà Fortugno chiedono l’istituzione di un tavolo di crisi

Di seguito il testo dell’interrogazione urgente presentata dai deputati del Pd Nicodemo Nazzareno Oliverio, Franco Laratta e Maria Grazia Laganà-Fortugno al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e al Ministro dello sviluppo economico:

Per sapere – premesso che:

sabato 25 febbraio 2012, il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, ha riferito alla stampa che il proprietario di un’azienda di trasformazione delle arance sita nella piana di Rosarno le ha comunicato che la multinazionale Coca-Cola Company ha disdetto, per tutelare la sua immagine, le ordinazioni delle arance con le quali la stessa produce la bevanda analcolica al succo di arancia “Fanta”, marchio di sua proprietà e contenente il 12% di succo d’arancia;

la decisione sarebbe maturata a seguito di un’inchiesta della rivista britannica The Ecologist, il cui testo integrale si trova sul sito http://www.theecologist.org/News/news_analysis/1257263/coca_cola_challenged_over_orange_harvest_linked_to_exploitation_and_squalor.html e ripresa anche dai principali quotidiani nazionali, riguardante il coinvolgimento della Coca- Cola Company nello sfruttamento della manodopera africana in Calabria durante la raccolta delle arance;

secondo The Ecologist, la multinazionale americana acquisterebbe a costi ridottissimi succo d’arancia concentrato dalle aziende calabresi e questo sarebbe il motivo per cui gli agrumicoltori sarebbero costretti a sottopagare la manodopera composta principalmente da immigrati extracomunitari (20-25 euro circa per una giornata lavorativa di 14/15 ore);

la condizione generale della Piana di Gioia Tauro è a tutti nota: un territorio afflitto da antichi e irrisolti problemi, dove gli agrumeti sono fra le poche fonti di ricchezza. Gli ettari investiti ad agrumi nella Regione Calabria ammontano a circa 34.000 ettari, di cui 14.000 nella sola provincia di Reggio Calabria;

qui negli ultimi anni si provvede sempre meno alla raccolta delle arance, in quanto i produttori sottopagati proprio da multinazionali come la Coca-Cola, spesso preferiscono lasciare marcire il prodotto sul terreno e la campagna di commercializzazione 2011 ha manifestato inoltre gravissime emergenze, evidenziando ancora una volta i cronici problemi strutturali del comparto;

la crescita dell’indebitamento finanziario delle imprese e delle famiglie agricole, nonché l’incremento dei costi di produzione e degli oneri contributivi in agricoltura rende più elevato il rischio di cadere nell’usura e di cessioni aziendali ai clan criminali;

la rivolta verificatasi a Rosarno, nel gennaio 2010, ha riportato alla luce il tema particolarmente delicato del lavoro nero e del caporalato, che tocca in modo pervasivo il sistema agricolo ed agroalimentare del nostro Paese, con punte di estrema criticità proprio nel Mezzogiorno. Anche per questo l’Amministrazione comunale di Rosarno è da tempo impegnata a dare una sistemazione dignitosa ai migranti, costretti a vivere in veri e propri ghetti e in condizioni igieniche al di sotto del tollerabile. A tal proposito, infatti, il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, costretta a vivere sotto scorta 24 ore su 24 per la sua politica di lotta alla criminalità organizzata, ha dichiarato a The ecologist l’intenzione di aumentare di 150 i posti letto a disposizione dei lavoratori immigrati;

Pietro Molinaro, presidente della Coldiretti Calabria, interpellato da The Ecologist aveva confermato il problema, precisando che «il prezzo che pagano le multinazionali non è giusto» e che «così costringono le piccole aziende dell’area a sottopagare gli operai». «Basterebbe- prosegue Molinaro- che le multinazionali pagassero il giusto prezzo di 15 centesimi al chilo e la situazione cambierebbe radicalmente»;

la Coldiretti Calabria sta conducendo, da oltre un anno, una battaglia su questo tema che ha portato, nel gennaio del 2011, allo ‘sciopero delle aranciate’, con l’invito ai consumatori a non acquistare le bevande a base di succo. Secondo la Coldiretti, infatti, nelle bibite di succo d’arancia ce n’e’ troppo poco, appena il 12%;

questo fa sì che un chilo di arance sia pagato dalle industrie di spremitura ai produttori appena otto centesimi, mentre il costo della manodopera per i produttori è stimato in sei centesimi per un chilo;

nel 2011, la Coldiretti ha scritto a tutte le società che si forniscono di agrumi in Calabria, inclusa la Coca-Cola Company, evidenziando che il prezzo offerto per le materie prime sarebbe, a loro avviso, troppo basso, e che ciò causerebbe, anche, pessime condizioni di lavoro per i lavoratori. A tale lettera, la Coldiretti non ha mai ricevuto risposta;

la Coca-Cola Company ha risposto dicendo di non avere mai ricevuto la lettera poichè, probabilmente, “la lettera era stata indirizzata ad un indirizzo relativo ad un altro prodotto della società”;

inoltre, si legge sempre nell’inchiesta di The Ecologist, la Coca-Cola Company afferma che il suo fornitore in Calabria ha ottenuto una certificazione positiva da parte di un auditor esterno a maggio del 2011. Tuttavia, la multinazionale ha ammesso che, stante la natura della filiera di produzione, non è in grado di procedere all’audit di tutte le aziende o consorzi i cui prodotti possono essere acquistati dal suo fornitore. A sua volta, continua il comunicato della multinazionale riportato integralmente dall’articolo di The Ecologist, il loro fornitore ha la documentazione riguardante un ampio numero di consorzi e agricoltori indipendenti attestante che gli stessi sono in regola con la normativa nazionale sul lavoro. Il comunicato conclude dicendo che la multinazionale incoraggia il rispetto dei diritti umani e di condizioni di lavoro dignitose lungo tutta la filiera ma che, tuttavia, il lavoro di auditing è svolto solo nei confronti dei fornitori diretti;

la Coca-Cola Company si è comunque dichiarata disponibile ad aprire un tavolo con i fornitori, le autorità locali ed il Sindaco al fine di garantire accordi vantaggiosi per i produttori di succhi e tramite loro con le cooperative e gli agricoltori:-

Tutto ciò premesso

SI INTENDE SAPERE

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti e delle problematiche esposte in premessa;

se intendano farsi promotori al più presto di un tavolo di crisi, alla presenza dei rappresentanti di tutta la filiera, con la partecipazione del Comune di Rosarno, della Provincia di Reggio Calabria, e della Regione Calabria, affinché la multinazionale Coca-Cola Company possa rivedere la sua decisione circa l’acquisto delle arance nella Piana di Gioia Tauro, e soprattutto si possa rivedere la politica dei prezzi, adoperandosi affinché le arance calabresi possano ricevere adeguata remunerazione in rapporto alla loro qualità e genuinità;

se i Ministri interrogati, nei limiti delle proprie competenze, intendano predisporre iniziative urgenti volte ad evitare, il disimpegno della Coca-Cola Company che, se confermato, genererebbe un danno devastante per l’ intera economia calabrese e per la salvaguardia dei già deboli livelli occupazionali.