Ruolo delle Province: nota dell’assessore messinese Pippo Lombardo

“L’accordo raggiunto ieri in commissione Affari istituzionali all’Ars riguardo alle modifiche delle funzioni e degli organi di governo delle Province regionali, con il recepimento “dinamico” dell’articolo 23 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, “decreto salva Italia”, non è accettabile poiché prosegue su una strada di profilo incostituzionale. Ribadendo la nota dell’UPI del mese di gennaio scorso, stamani ho inviato un promemoria al Presidente Ricevuto, affinché, sulla base delle considerazioni espresse l’Unione delle Province d’Italia, nella suddetta nota, attivi tutte le iniziative possibili per impugnare nelle sedi competenti le disposizioni dell’art. 23, commi 14-21, del decreto legge 201/11, come modificato dalla legge di conversione, sollevando la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale e richiedendo la sospensione delle norme impugnate, secondo quanto previsto dal’art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, poiché dalla loro esecuzione può derivare un “irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico e all’ordinamento giuridico della Repubblica” e un “ pregiudizio grave ed irreparabile per i diritti dei cittadini”. Le Province sono infatti le istituzioni intorno alle quali è stata costruita 150 anni fa l’Italia unita, riconosciute tra le autonomie locali dall’articolo 5 della Costituzione e sono oggi tra le istituzioni costitutive della Repubblica, in base all’art. 114 della Costituzione. Qualora dovesse passare anche all’assemblea regionale il recepimento della suddetta norma, le Provincie sarebbero completamente trasformate, diventando enti di secondo grado adibiti a funzioni di coordinamento delle attività proprie dei Comuni. Non eserciterebbero più l’attività di gestione amministrativa, né propriamente funzioni amministrative ai sensi dell’art. 118, comma 1 e 2, della Costituzione. Pertanto, senza affrontare quali sono i veri sprechi della politica e con una norma anticostituzionale, non daremmo certamente una risposta ai cittadini che si aspettano tagli veri dei costi della politica e non provvedimenti di facciata. Rispetto alla spesa complessiva delle Province in Italia (11,5 miliardi di euro) i così detti costi della politica ammontano solo allo 0,9%. E dopo la manovra 2011, a regime, e sulla base di quanto previsto dal decreto 78 del 2010 in materia di riduzione delle indennità degli amministratori provinciali, il costo complessivo degli amministratori provinciali si ridurrà a circa 34 milioni di euro. (Stima Upi su Fonte Siope, 2011). Mentre, i compensi 2011 degli eletti degli altri livelli istituzionali sono riassunti in questa tabella”

PARLAMENTO € 459.265.000
di cui Senato € 153.215.000
di cui Camera Deputati € 306.050.000
Regioni € 844.724.998
Comuni € 591.232.767

Di cui 36 milioni per rimbors