Reggio: “alla provincia cavoli a merenda”, di Oreste Romeo

Riceviamo e pubblichiamo: “Nel corso di un uggioso sabato invernale che non sembrava avesse nulla di importante da dire, eccezion fatta per le risposte che il campionato di calcio attendeva, e fortunatamente sono giunte, dal Milan Campione d’Italia impegnato sull’ostico terreno del “Friuli” di Udine, il Pianeta ha conosciuto un’altra originale esternazione dell’Assessore della Provincia di Reggio Calabria alla Cultura ed alla Difesa della Legalità.

Evidentemente non pago per aver dovuto sostanzialmente glissare sul perentorio invito, rivolto  dalla (esausta, si immagina) Associazione RIFERIMENTI, a chiarire quali nomi fossero interessati dalle sue incontrollate e generiche doglianze espresse nei giorni scorsi a proposito di non meglio precisate settimane bianche a spese dell’antimafia, l’Assessore in questione non ha perso tempo e non s’è fatto pregare di confermarsi ligio ad un clichet in termini di notorietà in grado di competere solo con il Festival di Sanremo: egli non ha esitato neppure un istante ed ha ripreso a tuonare!

Le saette questa volta non sono giunte dalle faziose ed ingenerose colonne di “Repubblica”,  né s’è registrato l’intervento ad adiuvandum del Maestro Riccardo Muti che Reggio Calabria, è bene sottolineare, ebbe  l’onore di ospitare per la prima volta al Teatro Francesco Cilea grazie al Sindaco Scopelliti.

L’Assessore, questa volta, ha preferito privilegiare una dimensione territoriale e si è limitato a semplicemente mutuare versi di Nicola Giunta, forse intendendo indirettamente rimarcare una (supposta) superiorità (di tipo intellettuale?) rispetto all’invidia tipica dei  “nani”, ai quali, ammesso che essi siano davvero tali, non si può comunque contestare il diritto di esistere, se proprio si decidesse, ma solo per decreto, cioè inaudita altera parte, della loro indegnità di ascoltare il Verbo!

Ora, duole davvero dover prendere atto che il titolare di una delega strategica e di tutto rilievo, quale quella generosamente affidata al cuore e alla mente del politico-imprenditore, che nel suo campo ha tutto per dimostrarsi esempio di positività, finisca sistematicamente per ritrovarsi al centro di polemiche inutili nella loro evidente sterilità.

Ancor più lì dove si consideri l’imperscrutabilità delle ragioni che dovrebbero spiegare come tutto ciò venga evidentemente ritenuto meritevole di incontrare una pur minima forma di attenzione presso il cittadino medio dell’intero territorio del Reggino.

Ma tant’è!

E comunque è un dato che neppure nel caso dell’Associazione Riferimenti siano stati fatti nomi od assicurati elementi utili alla individuazione dei bersagli avuti di mira dagli strali assessorili.

In rude vernacolo, da queste parti si direbbe che qualcuno se la canta e se la suona, grazie, soprattutto, ad un eclettismo con il quale un pò tutti s’è imparato ad avere dimestichezza.

Non familiarità.

E, si badi bene, quella di “cantarsela e suonarsela”, non è una tendenza dell’ultima ora.

E’ nutrita la sequela di svarioni del titolare di una delega importante e strategica per un territorio difficile, la cui popolazione, in larghissima misura sana, si ritrova, suo malgrado, additata all’opinione pubblica, non solo nazionale, a causa di un insopportabile marchio del quale non esitano a voler farle omaggio “politici” locali, collaborati e soccorsi da ventriloqui forestieri specialisti in assistenza da prestare a  soggetti affetti da ansia da riposizionamento. 

Ci si è forse dimenticati delle interminabili e stantie polemiche sul nome che una libera Associazione decidesse altrettanto liberamente di darsi ?

Al di là del merito della questione, sembrerebbe, quasi, che questa elementare, irrinunciabile forma di libertà sia sottratta alla scelta ed alla capacità di autodeterminarsi degli individui, e finisca per apparire solo una prerogativa dell’autorità costituita, una sorta di  factum principis.

Qualcuno ha dimenticato l’interminabile querelle riguardante l’acquisto del pianoforte a coda Steinway?

Nell’ambito di quella fin troppo evitabile polemica, è pure accaduto che lo stesso Assessore, dimenticandosi di avere, solo pochi  giorni prima, stigmatizzato l’entità delle sovvenzioni erogate in favore di Associazioni operanti nel settore della Legalità, si sia addirittura spazientito e stizzito oltre misura a cagione dei rilievi critici, fondati o meno che essi fossero poco rileva, legittimamente formulati dal massimo rappresentante politico provinciale del principale partito di opposizione del Consiglio Provinciale di Reggio Calabria.

D’altronde, non erano indifferenti i costi connessi all’acquisizione di quello strumento musicale, pur non essendo sfuggito a chi scrive, neanche per un solo istante, l’importanza, se si vuole,anche la bontà dell’operazione, che andava inquadrata alla stregua di investimento.

Si può omettere di rievocare l’idea partorita in pieno luglio dall’estro dell’Assessore in ordine alla auspicata realizzazione di una mostra con opere d’arte di inestimabile valore artistico ed economico?

Quei capolavori erano e sono soggetti a sequestro preventivo disposto dall’Autorità Giudiziaria nei confronti di un privato cittadino titolare di precise, irrinunciabili garanzie costituzionali, quali la presunzione d’innocenza, almeno fino a sentenza di condanna definitivamente passata in giudicato, e l’intangibilità della proprietà, fatti salvi eventuali limiti fissati dalla legge.

Insomma, il carnet sembra pieno, anzi sicuramente lo è, soprattutto per ciò che sino ad ora appare essere il trionfo del nonsense della supercazzola brematurata … come fosse Antani … di monicelliana memoria.

Si è giunti ad un bivio, ora che è tendenza sempre più consolidata dell’Assessore, quella di sentirsi vittima di “fuoco amico”, immaginifica causa di reazioni fatte di bordate che devono esulare dal patrimonio di chi, per fatto istituzionale reso ancor più pregnante da un sapere all’evidenza onnicomprensivo, ha il solo compito di dare concreta attuazione a principi comuni e valori condivisi ricercando una accettabile sintesi che suoni come legittimazione anche della diversità di opinioni. 

Al dunque!

E’ il momento di fare ricorso alla cristiana rassegnazione e lasciarlo fare, nella consapevolezza che il metro a sua disposizione per giudicare chi non la pensasse allo stesso modo è fallace, pena, a voler tutto concedere, l’afflizione del vedersi  trascinati in prevedibili quanto evitabili polemiche che renderebbero solo arida e stucchevole una qualsivoglia forma di dialettica?

O non è piuttosto giunta l’ora di rivolgere un pubblico e corale invito a prendere atto dell’esistenza di una ben diversa sensibilità, magari sollecitando l’Assessore  a levare il disturbo da una postazione dalla quale provoca, e non da ora, nulla di più che disagio ad una coalizione che se l’è ritrovato come oggi non può fare a meno di  percepirlo?

Indigesto!

Come un cavolo a merenda! 

Oreste Romeo

avvocato che ha contribuito alla vittoria del Centrodestra alla Provincia di Reggio Calabria“.