Oreste Romeo: “singolare coincidenza che le dichiarazioni di Giardina arrivino subito dopo il trasferimento di Pignatone”

Riceviamo e pubblichiamo: Che le dichiarazioni del Colonnello Giardina siano state rese in pieno Carnevale davanti al giudice del dibattimento del processo nato dalla ormai famosa “Operazione Meta”, è circostanza figlia solo della casualità.

 Offre spunto per riflettere, invece, la singolare coincidenza che la titanica pesantezza delle frasi dell’Ufficiale si sia abbattuta sulla accerchiata Città di Reggio Calabria solo a distanza di qualche giorno dall’annunciato ed ormai imminente insediamento del dott. Giuseppe Pignatone a Capo della Procura della Repubblica di Roma.

 Esaurita la cronologia dell’episodio, entrando nel merito della non notizia, ed al di là della fin troppo tendenziosa enfasi con la quale la stessa è stata (inevitabilmente?) vivaddio offerta non da tutti i media come “fiero pasto” all’opinione pubblica, non è destinato ad apparire sterile esercizio intellettuale chiarire che il narrato del Colonnello Giardina è solo una rielaborazione, in chiave evidentemente personale e soggettiva, di “materiale” investigativo già vagliato, negli anni 2009 e 2010, dall’Ufficio del Pubblico Ministero nell’esplicazione concreta del suo compito di primo filtro di legalità  da assicurare agli “esiti” dell’attività della Polizia Giudiziaria.

 Ed in questa Grande Città, in cui abbiamo assistito, anche di recente, all’ennesimo tentativo di mortificarne la volontà popolare, sembra che ci si sia dimenticati una volta di più di un solo dato certo di quel processo: le esternazioni che venerdì scorso hanno riguardato il Governatore Giuseppe Scopelliti e suo fratello Tino non avevano sortito nell’ambito di quella stessa “Operazione Meta” nemmeno l’iscrizione dei loro rispettabilissimi nominativi al registro degli indagati, attività, quest’ultima, rientrante, al pari della ricerca della Verità, anche se favorevole all’indagato, nelle attribuzioni del Pubblico Ministero cui s’è poc’anzi fatto cenno.

 D’altra parte, è accessibile a tutti, secondo precise ed ineludibili regole processuali, l’irrilevanza di quella parte delle dichiarazioni dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria, dal momento che il giudice terzo davanti al quale le stesse sono state rese emetterà il proprio verdetto in nome del Popolo Italiano, ancorandolo non già ad opinioni personali, per quanto espresse da fonte autorevole, ma a concretezza di elementi di fatto.

 In questo contesto, non deve destare sorpresa che il furore verbale dei seguaci di improbabili vestali della Legalità abbia prodotto nel corso degli anni il poco invidiabile risultato che oggi la ‘ndrangheta si accanisce contro i cavalli e non prova più macabro diletto nel tiro al bersaglio delle teste mozzate delle sue vittime.

 E dunque, sarà bene porsi solo semplici interrogativi, espressione dello stupore che ormai assale quotidianamente l’opinione pubblica, soprattutto nel momento in cui è evidente il deplorevole tentativo di drogarla ed orientarla.

 A chi giova?

 Certamente non al più giovane Governatore della Calabria, che ha già realizzato ottimi risultati, soprattutto nel Comparto della Sanità, dove sono state arginate, con ingenti quanto inusuali risparmi di spesa, le imponenti emorragie finanziarie che hanno alimentato la crescita di affaristi così come di uomini del disonore.

 Chi controlla i controllori?

 Se è vero che la credibilità delle Istituzioni si misura dal livello in cui si rende effettivo il concetto di responsabilità, è bene affermare che  in questa singolare ed inquietante vicenda qualcuno è andato oltre!

 Chi fosse prevenuto sul piano ideologico probabilmente chiederà, anche in termini provocatori, da quale parte schierarsi.

 Nessuna esitazione: Reggio, Città matura, ormai Grande, continuerà nel suo incessante processo di crescita ad avere nel Cuore e nell’Anima la paziente  e quotidiana attività di quanti tendano nei fatti a ripudiare il disvalore insito nell’adesione a contesti criminosi, mantenendo, come ha fatto negli anni, decise distanze rispetto a quanti, a diverso titolo, si mettessero al servizio di perversi tratteggi a mano libera della realtà.

avvocato Oreste Romeo