‘Ndrangheta, Scopelliti nell’occhio del ciclone. Nota di Giovanni Alvaro

Di seguito la nota inviataci da Giovanni Alvaro:

Esprimo subito, a scanso di equivoci, da vecchio socialista ga- rantista, la mia soli- darietà al Governatore Scopelliti, e mi auguro che possa uscire indenne dalle bufere che si stanno addensando sulla sua persona. Per me, ma anche per ogni garantista, Scopelliti è innocente fino a prova contraria, e non può essere crocefisso per dichiarazioni o testimonianze non sostenute da veri e propri riscontri. E nell’esprimere la solidarietà non mi faccio certamente condizionare dalle diverse e divergenti concezioni che con lo stesso abbiamo avuto nel corso di questi anni, in materia di garantismo, codici etici e lotta alla mafia. Lo fecemmo con un altro Presidente di Regione, quell’Ottaviano Del Turco che fu uno dei liquidatori del vecchio PSI divenuto avversario politico perché schierato (sindrome di Stoccolma?) con quanti lavorarono per massacrare Bettino Craxi, e che oggi,  in fondo al tunnel (sono passati circa 4 anni) è ancora in attesa di conoscere quelle prove definite schiaccianti che dovevano inchiodarlo. Sarebbe assurdo non farlo con Peppe Scopelliti al cui successo elettorale i socialisti hanno contribuito.

E lo facciamo anche se, in questi ultimi tempi, abbiamo preso le distanze dal suo modo assolutista di gestire i ruoli affidatigli (un uomo solo al comando) e per la sua concezione di ‘ossequio’ acritico alla Magistratura che spesso entra a gamba tesa nell’agone politico, invece, di operare lontana dai riflettori e scevra da obiettivi politici o semplicemente carrieristici. Il garantismo, in quanto tale, non può farsi condizionare da nulla. Per questo abbiamo sempre rifiutato il ruolo di tricoteuses.

Le espressioni di solidarietà espresse subito da molti politici d’area erano, però, scontate, e stupisce che chi ieri si scagliava contro l’avversario sottoposto a indagini, oggi parli di regia occulta ipotizzando una specie di complotto ‘ad personam’. E’ assurdo dimenticare, menando senza riserva contro l’avversario o difendendo a spada tratta un proprio compagno di partito, quanto sia malato il sistema che non attende la verifica di una notizia per sparare sull’untore ma parte subito in quarta.

La responsabilità principale, di questa malattia, è di quelle forze che avendo scelto di sopperire ad un deficit politico con la cosiddetta ‘via giudiziaria al potere’ diventano subalterne all’Ordine dei magistrati, ma responsabilità, non meno grave, sono di coloro che hanno dato deleghe in bianco limitandosi a cavalcare, come la sinistra,  quella che ormai è diventata, vergognosamente, un’antimafia da passerella.

E’ la solita storia. Si pensa sia meglio, perché immediatamente pagante, la proclamazione del proprio status di antimafioso osannando ai codici etici e consegnando le liste dei candidati in Prefettura, anziché tenere sui principi, dimenticando che essere garantista non significa essere innocentista. La prima qualifica interessa il rispetto delle regole sulle quali non si mercanteggia; la seconda compete all’Ordine che, costituzionalmente, è abilitato ad affermare, con prove e riscontri, la verità dei fatti processuali. Anche se a volte infatti la verità processuale e diversa dalla verità reale.

Pretendere che si chiuda subito il can-can aperto attorno a Scopelliti è anche interesse della nostra comunità che non potrebbe sopportare che la Regione Calabria faccia la fine che, a suo tempo, fece la Regione Abruzzo cancellando il responso elettorale. Responso che può essere modificato ma solo quando saranno indette regolari elezioni, unico metodo per misurare l’appeal delle forze politiche e dei rispettivi programmi. Pensare ai cosiddetti ‘soccorsi rossi’ è controproducente per le stesse forze che avanzeranno richieste di questo tipo senza contare gli effetti nefasti prodotti nell’esperienza di tutti questi anni.