‘Ndrangheta: poliziotto arrestato falsificò documenti fratello ex assessore

Bruno Doldo, l’agente di polizia del servizio Scorte della Questura di Reggio Calabria arrestato sabato notte per rivelazione di segreto d’ufficio a beneficio di personaggi contigui alla ‘ndrangheta, avrebbe abusato del suo ruolo per favorire la famiglia di Giuseppe Plutino, ex assessore comunale di Reggio Calabria, di cui e’ cognato, in piu’ di un’occasione. Secondo quanto scrivono i pm nel decreto di fermo dell’uomo, Doldo risulta coinvolto in vicende “rilevanti sia da un punto di vista disciplinare che penale”, Bruno Plutino, fratello di Giuseppe “in relazione ad una armeria da quest’ultimo condotta”. Nel 2001, sempre secondo quanto scrivono i Pm, Doldo aveva comprato dal fratello dell’ex assessore nove pistole senza aver richiesto e ottenuto la necessaria licenza di collezione. Armi che Doldo non poteva comprare e il fratello dell’ex assessore non poteva vendere: solo qualche giorno prima, a Bruno Plutino era stata infatti sospesa la licenza di vendita di armi e polveri piriche, dopo la casuale scoperta da parte del dirigente preposto di “un’informativa datata 5 giugno 2001 contenente un parere favorevole a tale rinnovo e proveniente, in apparenza, dalla DPAS della Questura, ma che in realta’ risultava palesemente falsa”. Ascoltato dagli agenti, Plutino aveva ammesso di aver falsificato negli anni i pareri favorevoli al rinnovo della licenza, effettivamente ottenuta solo nel 1994.  Ma all’incauto acquisto da parte di Doldo delle nove pistole, segui’, qualche giorno dopo, un furto che agli occhi degli inquirenti e’ apparso subito estremamente sospetto. Secondo quanto denunciato dallo stesso Doldo, il suo appartamento sarebbe stato svaligiato da ignoti che avrebbero portato via anche le nove pistole. Per questo motivo, a suo carico era stato aperto un procedimento giudiziario terminato in primo grado con una condanna a 5 mesi e 10 giorni di reclusione e 180,00 euro di multa. Insieme a Bruno Plutino, nell’ambito del medesimo procedimento, e’ stato invece condannato a 2 mesi di arresto e 100 euro di ammenda per detenzione e messa in vendita di munizioni. Il ricorso in appello e la sopraggiunta prescrizione hanno evitato a entrambi una condanna definitiva e la custodia in carcere.