‘Ndrangheta: clan Libri, assunzioni al posto della “mazzetta”

Un nuovo tipo di estorsione ‘ndranghetista e’ stato accertato dalla Dia di Reggio Calabria a conclusione di un’indagine, coordinata dalla locale Direzione distrettuale antimafia, che questa mattina ha portato all’arresto di tre persone ed al sequestro di beni per quattro milioni di euro. La cosca Libri, infatti, nella fattispecie, “non chiedeva la mazzetta, ma – come ha detto il colonnello Gianfranco Ardizzone capo del centro DIA della citta’ dello Stretto – ha imposto l’assunzione di dipendenti selezionati e individuati dal capo cosca. Dipendenti che nonostante fossero stati assunti non andavano a lavorare”. Tra le persone colpite dal provvedimento restrittivo del Gip Domenico Santoro figura Pasquale Libri, 73 anni, indicato come il capo dell’omonimo clan, attualmente in ospedale dove si trova piantonato perche’ le sue condizioni di salute non sono compatibili con il regime carcerario. L’ordinanza cautelare, richiesta dal sostituto della Dda Marco Colamonaci, ha riguardato anche Eduardo Mangiola, titolare del bar “Senza tempo”, e Claudio Bianchetti di 32 anni. Secondo l’attivita’ investigativa, Mangiola, con il lasciapassare del boss Libri, avrebbe svolto l’attivita’ di collettore dell’attivita’ estorsiva ai danni delle imprese subappaltanti della “Bentini S.p.A.”, che sta realizzando il palazzo di giustizia di Reggio Calabria, imponendo l’assunzione di manodopera e la fornitura di servizi. Una decina sono stati gli operai assunti, in prevalenza riconducibili alla cosca Serraino, che venivano pagati senza recarsi in cantiere. Le indagini dell’operazione, avviate nel 2008 con l’attentato al bar “Mille Voglie”, hanno portato anche al sequestro del bar “di Eduardo Mangiola, del bar “San Gaetano Catanoso” e del panificio “Mangiola Carmela”, di due appartamenti situati in un immobile in fase di realizzazione e alcune autovetture.