Lira-Euro: dieci anni fa il passaggio di testimone, dal 28 febbraio 2002 in circolazione solo la nuova moneta

Dieci anni senza lira. E senza poter provare neanche nostalgia, perche’ l’ipotesi di un suo ritorno sarebbe un incubo per l’economia non solo italiana, ma di tutta l’Europa. Il segno di una scommessa persa, e la sconfitta di una politica partita nel dopoguerra e che si e’ snodata per tutta la meta’ del secolo scorso. Perche’ la lira ormai e’ una sconosciuta per le ultime generazioni, dai diciottenni in giu’, che guardano quelle monete che ancora saltano fuori da qualche cassetto come monete esotiche, mettendo a confronto l’effige dell’Italia turrita con quella dell’aquila che stringe il serpente del peso messicano, o con il grande scudo della grivna ucraina. Solo dieci anni ma una rivoluzione: per il turismo, piu’ semplice all’interno di Eurolandia non fosse altro che per il non dover cambiare moneta; per l’economia, che non puo’ piu’ utilizzare la svalutazione monetaria per favorire l’export dei propri prodotti; per i prezzi, che si sono andati via via omologando nella zona euro, con forti aumenti in Paesi come il nostro, storicamente con moneta debole. Per due mesi, dall’1 gennaio al 28 febbraio 2002, si e’ circolato con portafogli e borsellini dove si mescolavano le due valute, e le monete da 2 euro si confondevano con le 500 lire; con i cartellini dei prezzi in lire e in euro; con quegli infernali euroconvertitori sempre scarichi nel momento della necessita’: 1.936,27 e’ la cifra che avevamo stampigliata ovunque per tentare l’operazione di cambio, non proprio facile da fare a mente. Poi si passo’ al solo euro, e le rimanenti lire vennero portate in banca per essere cambiate. Ma da molte banconote, e ancor di piu’ monete, del vecchio conio gli italiani sembra non siano proprio riusciti a staccarsi, se e’ vero che ancora a inizio anno si calcolava che nei nostri cassetti ci sono ancora qualcosa come 2.500 miliardi di lire che, divisi per 1.936,27, sono oltre 1,29 miliardi di euro non piu’ convertibili dalla fine dell’anno con l’approvazione della manovra del governo Monti. Quello alla lira fu comunque un addio dolce, voluto dai piu’ (contraria solo una manciata di euroscettici), vissuto non come un trapasso ma un passaggio a un’epoca diversa perche’ piu’ moderna, piu’ efficiente e in fin dei conti migliore. Un primo passo verso un’Europa davvero piu’ coesa, solidale e armonizzata anche sotto il profilo politico e sociale. E gli italiani, mettendosi in tasca l’euro, sembrarono tutti partecipi di questa scommessa, che accettarono nonostante la forte, immediata perdita di potere d’acquisto: tutto sembrava infatti raddoppiare, quanto costava 1.000 lire qualche mese prima, come la giocata semplice del superenalotto, era passato a 1 euro. Neanche dieci anni dopo, invece, l’euro gia’ vacilla, sotto i colpi della speculazione internazionale che ha fatto esplodere la crisi dei debiti sovrani, alimentata dall’incapacita’ della stessa Europa, quella che si voleva coesa e solidale, di fare fronte comune contro gli attacchi esterni. Cosi’ comincia ad affacciarsi il timore che, piu’ che della lira, presto si potrebbe cominciare ad avere nostalgia dell’euro.