La lunga carriera di Giuseppe Pignatone, il “magistrato eccezionale” che ha lottato prima la mafia in Sicilia e poi la ‘ndrangheta in Calabria

Giuseppe Pignatone è, da oggi, il nuovo capo della Procura di Roma. La nomina e’ stata decisa oggi all’unanimita’ dal plenum del Consiglio superiore della magistratura, che lo ha definito un ”magistrato assolutamente eccezionale”. Sessantatre anni e una lunga carriera alle spalle, Pignatone, fino a oggi procuratore di Reggio Calabria, ha iniziato a lavorare nel 1974, prima come pretore a Caltanissetta, poi alla procura di Palermo, dove nel 2000 e’ diventato l’aggiunto di Piero Grasso, oggi procuratore nazionale antimafia. Nel capoluogo siciliano Pignatone ha portato a termine numerose inchieste con la Dda. E’ stato proprio il nuovo procuratore di Roma ha coordinare le indagini che hanno portato all’arresto del superlatitante Bernardo Provenzano, cosi’ come quelle finalizzate alla cattura di Giovanni Brusca, che hanno consentito di scoprire il piu’ grande arsenale di Cosa nostra a San Giuseppe Jato e nel corso delle quali venne anche scoperto il nascondiglio dove fu segregato e poi ucciso il piccolo Giuseppe Di Matteo.
Della attivita’ di Pignatone a Palermo, si ricorda ancora l’interrogatorio del collaboratore di giustizia Baldassarre Di Maggio e le conseguenti indagini che avrebbero poi portato alla cattura di Salvatore Riina, cosi’ come quelle che hanno poi consentito l’individuazione del primo nucleo di responsabili della strage di Capaci. E fu lui anche a incriminare Vito Ciancimino e l’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. Anche in Calabria, dove e’ giunto alla guida della Procura di Reggio nell’aprile 2008, Pignatone ha ottenuto risultati significativi. Dopo una preliminare riorganizzazione dell’ufficio, la sua azione e’ stata tesa a tre direttrici: la ricerca di latitanti, le indagini sulle grandi dinastie di ‘ndrangheta e le collusioni con l’area grigia, compresa l’aggressione ai patrimoni mafiosi, e la lotta al narcotraffico. Sulla prima direttrice, nel periodo della sua reggenza sono finiti in manette Giovanni Strangio (accusato di essere l’esecutore materiale della strage di Duisburg del 2007), Giovanni Tegano (uno dei capi storici delle cosche reggine), Sebastiano Pelle (dell’omonima cosca di San Luca, uccel di bosco da 16 anni), Rocco Aquino catturato di recente.
Pignatone ha coordinato insieme alla collega della Dda di Milano, Ilda Boccassini, la maxi inchiesta che il 13 luglio 2010 ha portato a oltre trecento arresti, composta dai filoni ”Infinito” e ”Il Crimine”. Il procedimento rappresenta uno spaccato della potenza della ‘ndrangheta, di cui il procuratore Pignatone ha detto che ”e’ un’organizzazione con la testa in provincia di Reggio Calabria e i tentacoli nelle regioni del nord Italia e all’estero”. Il magistrato siciliano ha colpito l’area grigia, ovvero le collusioni tra la criminalita’ organizzata e i colletti bianchi, politica compresa, con alcuni arresti che hanno provocato un vero terremoto. Il primo e’ stato quello del consigliere regionale della Calabria Santi Zappala’, sorpreso a casa del boss Giuseppe Pelle, a Bovalino, mentre chiedeva appoggio elettorale (condannato a quattro anni in primo grado). Poi e’ arrivato l’arresto del consigliere comunale di Reggio Calabria Giuseppe Plutino, la cui vicenda giudiziaria e’ ancora in corso. Sotto la sua direzione, e’ stato arrestato anche un professionista legato ai servizi segreti, Giovanni Zumbo, che avrebbe spifferato agli esponenti della ‘ndrangheta informazioni su indagini in corso. E’ lo stesso personaggio che fece trovare un’automobile imbottita di armi il giorno della visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Reggio Calabria. In realta’ fu solo una messinscena per screditare un personaggio della cosca Ficara in contrasto con il cugino nell’ambito degli assetti criminali interni e per accreditarsi con le forze dell’ordine.
Sono numerose le inchieste di Giuseppe Pignatone che hanno smascherato il traffici illegali di cocaina dal Sudamerica in Europa, passando attraverso il porto di Gioia Tauro. Diversi quintali di droga sono state sequestrate in attivita’ coordinate dalla Dda reggina. L’era di Pignatone e’ segnata anche dalla stagione delle bombe alla procura di Reggio Calabria. Il 3 gennaio 2010 un ordigno venne fatto esplodere sotto gli uffici della procura generale della citta’ dello Stretto e nell’agosto successivo sotto l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro. Poi a ottobre una telefonata anonima informo’ di un lanciarazzi lasciato a poca distanza dagli uffici giudiziari di Reggio Calabria, indirizzato a Pignatone. Dei fatti si e’ autoaccusato il collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice. In base alle sua dichiarazioni la Dda reggina ha eseguito numerosi arresti e operazioni di polizia. Sulle intimidazioni ai magistrati la competenza e’ della procura di Catanzaro che non ha ancora chiuso le indagini. La procura retta da Pignatone ha affiancato all’azione repressiva anche l’aggressione ai patrimoni mafiosi. Di rilievo il sequestro della maxi villa della cosca Alvaro di Sinopoli stile Scarface e del Cafe’ de Paris, a Roma, passato definitivamente allo Stato con la confisca.