Guccione: a Cosenza non sono garantiti nemmeno i livelli essenziali di assistenza

“Nella città e nella provincia di Cosenza non sono garantiti nemmeno i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). L’attivazione della riorganizzazione della rete ospedaliera, che prevede la chiusura di sei presidi e il depotenziamento degli ospedali di San Giovanni in Fiore e Acri in ospedali di montagna senza che essi siano sostituiti da servizi sanitari territoriali alternativi, penalizza fortemente la nostra provincia e mette a rischio la stessa continuità assistenziale per i pazienti”.

E’ quanto afferma il Consigliere regionale del Pd, on. Carlo Guccione,  in una interrogazione a risposta immediata presentata al Presidente della Giunta regionale della Calabria, on. Giuseppe Scopelliti, anche nella sua veste di Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di Rientro dai disavanzi del settore sanitario in Calabria.

A tal proposito, il Consigliere regionale del Pd elenca una serie di dati e disservizi che dimostrano concretamente quanto sia  drammatica la situazione dell’assistenza sanitaria in provincia di Cosenza.

Nei giorni scorsi –si legge nell’interrogazione a Scopelliti- il Direttore Generale dell’Asp di Cosenza, dott. Gianfranco Scarpelli, ha provveduto ad attivare tutte le procedure di riordino della rete ospedaliera della provincia di Cosenza, che si dovranno concludere entro il 31.03.2012, in base ai decreti n. 18 del 2010 e n. 106 del 2011 emanati dal Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di Rientro dal debito sanitario, on. Giuseppe Scopelliti, che prevedono la dismissione dei presidi ospedalieri di San Marco Argentano (36 posti letto), Mormanno (13 posti letto), Lungro (33 posti letto), Trebisacce (67 posti letto), Cariati (62 posti letto), Praia a Mare (80 posti letto); la trasformazione degli ospedali dismessi in CAPT (Centri Assistenza Primaria Territoriale), che sono presidi senza posti letto e che per la loro realizzazione non c’è alcuna traccia di previsione delle risorse umane, finanziarie e tecnologiche necessarie; il depotenziamento e la trasformazione dei presidi ospedalieri di San Giovanni in Fiore, che passa da 83 a 36 posti letto e Acri, che passa da 81 a 36 posti letto, in ospedali di zona montana”.

“Tutto ciò –prosegue Guccione- sta avvenendo in assoluta mancanza di rispetto del criterio stabilito dal Decreto n. 18 del 2010 che prevede l’assegnazione di 2,5 posti letto per acuti pubblici e privati ogni mille abitanti. In provincia di Cosenza, che con 733.508 abitanti avrebbe dovuto avere una disponibilità di 1834 posti letto a fronte dei 1638 assegnatigli dal Piano di riordino della rete ospedaliera, è a rischio l’erogazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Il riordino della rete ospedaliera prevede per gli ospedali Spoke dell’Asp di Cosenza (Castrovillari, Rossano-Corigliano, Paola-Cetraro) l’attivazione di nuovi reparti e nuovi posti letto senza che siano state individuate le risorse economiche, le risorse umane e le tecnologie necessarie alla loro attivazione e che, pertanto, ad oggi, rimangono solo reparti ospedalieri disegnati sulla carta, che servono solo a far diminuire il già sottostimato numero di posti letto per acuti in provincia di Cosenza. La riorganizzazione della rete ospedaliera nella provincia di Cosenza segna forti disequilibri tra i diversi territori e la dismissione in corso di 6 (sei) presidi ospedalieri pubblici ed il depotenziamento dei presidi ospedalieri di Acri e San Giovanni in Fiore sta avvenendo senza che sia potenziata e assicurata, contestualmente, una adeguata erogazione di servizi sanitari territoriali alternativi alle dismissioni e al depotenziamento in corso dei succitati presidi ospedalieri”.

“L’ A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata), nonostante le numerose richieste degli assistiti –si legge ancora nell’interrogazione- non è stata ancora resa operativa e le risorse finalizzate alla sua attivazione restano da mesi disimpegnate; nel riparto del fondo regionale sanitario del 2011 la provincia di Cosenza è stata fortemente penalizzata con una erogazione di risorse inferiore alla quota regionale pro-capite per abitante di circa  42 milioni di euro; l’ospedale Hub di Cosenza, che ha una struttura di 600 posti letto, a fronte di una pianta organica approvata dalla Giunta Regionale di circa 3000 dipendenti attualmente ne può contare solo 1800 di cui, solo nell’anno 2010, ne sono andati in pensione 198 a fronte di 28 assunti e che, a seguito di ciò, registra una forte carenza di medici, infermieri e parasanitari (emblematico è il reparto di Ortopedia!) che fa lievitare all’inverosimile i tempi, i disservizi e le lunghe liste di attesa per l’erogazione dei servizi ospedalieri; non sono minimamente garantite tutte quelle attribuzioni delle alte specialità previste dalle norme vigenti per garantire il funzionamento ottimale per l’emergenza nei presidi Hub; alla luce della riconversione e del depotenziamento dei presidi ospedalieri della provincia di Cosenza, l’Azienda Ospedaliera della città-capoluogo è soggetta ad una forte e continua pressione dovuta alle numerose richieste di assistenza sanitaria provenienti dall’intero territorio provinciale rimasto totalmente sguarnito dai servizi ospedalieri che, quindi, non trovano soddisfacimento sul territorio per il mancato potenziamento dei servizi sanitari territoriali; l’Azienda Ospedaliera di Cosenza, infine, registra un forte incremento delle prestazioni di Pronto Soccorso (oltre 100 mila in un anno), senza che questo abbia comportato un benché minimo aumento del personale medico e paramedico necessario”.

Per tutte queste ragioni l’on. Guccione chiede a Scopelliti “quali iniziative urgenti intende assumere alla luce delle ricadute dell’attivazione, da parte dell’Asp di Cosenza, di tutte le procedure di riordino della rete ospedaliera di Cosenza che, in alcune realtà, soprattutto nelle aree interne, non garantisce assolutamente i Livelli Essenziali di Assistenza e non assicura la continuità assistenziale nella città e nella provincia di Cosenza”.