Frana Cavallerizzo: la Procura di Cosenza apre un’inchiesta sulla delocalizzazione

All’indomani della apertura delle indagini in merito alla vicenda della delocalizzazione della frazione Cavallerizzo di Cerzeto si vuole esprimere il nostro apprezzamento per l’impegno intrapreso dalla Procura della Repubblica di Cosenza. Nello stesso tempo siamo fiduciosi che si possa far luce su tanti punti che, a nostro avviso, non sono per niente chiari.
Sin dall’inizio abbiamo espresso le nostre perplessità sulle modalità, alquanto singolari, adottate dalle amministrazioni coinvolte (in particolare la Protezione Civile Nazionale) nella definizione del problema successivo all’immediata emergenza connessa con l’evento franoso.
La determinazione frettolosa di de-localizzare, la scelta del nuovo sito, le modalità di assegnazione dei lavori, la gestione amministrativa della vicenda e moltissimi altri aspetti affrontati senza la necessaria trasparenza hanno indotto la scrivente associazione a segnalare il tutto alla Procura della Repubblica. E’ ben noto che la delocalizzazione ha creato del malcontento e tanti non hanno accettato con rassegnazione il fatto di essere sradicati dal loro luogo natio; questo ha fatto sì che venisse intrapresa un’azione amministrativa a tutela dei propri diritti. Già in quell’occasione, come pure questa volta, siamo stati oggetto di contestazione anche da parte di alcuni concittadini, che hanno inteso queste azioni come, non si sa il perché, un’offesa nei loro confronti.
Insomma, secondo qualcuno, non si deve denunciare non perché non ci siano i reati, ma perché non è opportuno denunciarli.
Si ricorda che sono trascorsi ben sette anni dalla frana del 7 marzo 2005 e nessuno si è mai degnato di intraprendere qualche forma di recupero o almeno di conservazione del nostro paese, o di ripristinare la strada provinciale 94 che collegava una decina di paesi, mentre sono stati spesi circa 70 milioni di euro per edificare un intero nuovo agglomerato urbano senza alcun significato in termini di utilità, di socialità e men che meno di beneficio per il territorio. Al riguardo si vuole sottolineare che nella new town sono occupati, permanentemente, solo il 30% degli alloggi, inoltre mancano ancora delle strutture a scopo sociale e pubblico, tra cui la chiesa e la scuola. Infine la zona artigianale, inaugurata con grande risonanza mediatica dallo stesso Bertolaso ormai 4 anni fa, giace in stato di semiabbandono.
Tutto questo, unito al fatto che è stata stravolta la vita di un’intera popolazione a cui, inoltre, si vieta di poter accedere liberamente nell’antico borgo, anche per attuare almeno in parte attività di salvaguardia e di conservazione del patrimonio storico, rappresenta a nostro avviso un sistema contorto di gestione dell’emergenza ed ancor più una grave azione di annientamento della nostra identità storica e linguistica e di tutto ciò che il nostro paese possedeva in termini di tessuto sociale e di tradizioni.
Qualora a seguito delle nostre azioni legali non si dovessero ottenere risposte concrete e trasparenti in merito a quanto accaduto durante la gestione dell’emergenza nonché delle certezze riguardo al recupero dell’antico borgo, persevereremo nei nostri intenti chiedendo ascolto e giustizia nelle sedi opportune.