Disservizi 118 e pronto soccorso: una vittima al mese

Ambulanze che arrivano dopo ore, o che una volta arrivate hanno il defibrillatore rotto, a volte guidate senza la necessaria abilitazione, e poi Pronto Soccorso iperaffollati con attese di giornate intere, diagnosi clamorosamente sbagliate, errori, superficialita’ e dimenticanze clamorose. E’ un rapporto shock quello della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, presieduta da Leoluca Orlando sulla base delle denunce raccolte negli ultimi due anni e mezzo sulla medicina d’urgenza, che contano almeno 25 morti tra disservizi del 118 ed errori al Pronto Soccorso. Denunce dunque, non casi accertati, ma tanto basta per avere un quadro drammatico. Intanto la diffusione geografica: 8 casi segnalati sono in Sicilia, 7 in Calabria, 5 nel Lazio. A volte si tratta di casi al limite della verosimiglianza, se non fosse che ci sono denunce penali. Come a Caltanissetta, dove il 21 settembre 2010 un uomo muore dopo un intervento al setto nasale che lo fa finire in coma: il trasferimento d’urgenza da un ospedale all’altro ritarda perche’ l’ambulanza deve fare benzina. Clamoroso il caso di Castrovillari il 18 settembre 2010: una donna non respira, l’ambulanza arriva dopo 28 minuti, ma manca nel borsone del medico un tubo oro-tracheale: si deve attendere una nuova ambulanza, nel frattempo la donna muore. E l’elenco e’ davvero lungo. Inoltre non si contano i casi di persone che arrivano al Pronto Soccorso, riescono a farsi visitare, vengono rispediti a casa con un blando antinfiammatorio e muoiono poco dopo… Intanto lo scandalo dell’Umberto I, dove una donna in coma e’ stata lasciata per 4 giorni legata su una barella, scuote gli ospedali italiani. Il ministro della Salute Renato Balduzzi pero’ precisa che “nel suo complesso in Italia comunque c’e’ buona sanita’, anche nei Pronto Soccorso” e sottolinea che i carabinieri del Nas saranno inviati laddove c’e’ criticita’”. Il presidente della Regione Lazio Renata Polverini precisa di voler “fare chiarezza”. La politica pero’, secondo Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Ssn da cui e’ partita la denuncia dell’Umberto I, “deve fare un passo indietro”, “riconoscere gli errori e cambiare strada perche’ gli azionisti del sistema sanitario pubblico non sono i politici ma i cittadini”. E sulla mancanza di fondi Marino ribatte: “Falso. Le risorse ci sono, basta evitare spese inutili come i ricoveri in elezione per gli interventi chirurgici non urgenti”, si risparmierebbero cifre “come 400 milioni di euro”. Il sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale spiega che “negli ultimi 10 anni sono stati tagliati 45mila posti letto, i medici non vengono rimpiazzati e i precari non rinnovati” e conclude: “Lo Stato deve intervenire insieme alle Regioni”. Per il sottosegretario “serve una rieducazione dei laureandi in medicina che devono capire la riorganizzazione del sistema”.