Trasporti, la denuncia della Cgil: “tagli FS spezzano paese in due”

La Cgil calabrese interviene sulla riduzione dei treni decisa dalle Fs. “La vertenza del trasporto ferroviario, sia a lunga percorrenza che regionale, – si elgge in un documento della segreteria regionale – ha visto il sindacato calabrese, gia’ nei mesi passati, porsi come strumento democratico nella salvaguardia di interessi sociali fondamentali che, invece, le scelte politiche del Governo Berlusconi e gestionali dell’A.D. del gruppo FS Moretti hanno pesantemente colpito. Oggi – continua la nota – ci troviamo di fronte ad una forte riduzione di risorse effettuate dalle manovre del governo Berlusconi, e cioe’ il taglio dei fondi per il trasporto regionale, il servizio universale e la manutenzione dell’infrastruttura. L’entita’ dei tagli delle manovre e’ stata, come e’ noto, pesante portando le risorse dei trasferimenti dai 2.028 milioni di euro del 2010 ai 1.942 del 2011, ai 1.037 del 2012 e, infine, ai 626 previsti per il 2013. Un taglio del 75 per cento che non lascia spazio alla fantasia e i correttivi messi in campo successivamente risultano essere assolutamente insufficienti. Una situazione difficile e complicata per tutto il Paese e soprattutto per le aree piu’ deboli come il Mezzogiorno che come Cgil e Filt delle regioni meridionali abbiamo voluto con forza denunciare nell’iniziativa dello scorso 28 novembre a Reggio Calabria”. La decisione di Trenitalia di sopprimere gran parte dei treni a lunga percorrenza dal Sud verso il centro-Nord e viceversa, aggiunge la Cgil, “spezza di fatto il Paese, isola completamente il Mezzogiorno e lo marginalizza definitivamente dal resto d’Italia. Le soppressioni dei treni produrranno effetti devastanti sui servizi gia’ insufficienti, sulla mobilita’ a basso costo per i cittadini meridionali, sulle possibilita’ di crescita e di sviluppo di intere aree del Paese gia’ deboli e depresse. Infatti, solo per quanto riguarda la Calabria, i tagli dei treni provocheranno nel 2012, come abbiamo gia’ denunciato, una diminuzione di 2 milioni circa di passeggeri dalla Calabria verso il Centro-Nord e viceversa, oltre a migliaia di auto al seguito che non potranno essere piu’ trasportate. Gia’ questo dato – si fa rilevare – evidenzia non solo un colpo mortale al diritto alla mobilita’ ma la condanna all’emarginazione sociale ed economica della Calabria, un ulteriore riduzione del gia’ gracile apparato industriale, oltre a produrre una ulteriore contrazione occupazionale in una Regione passata dai 12 mila addetti nel 1990 ai circa 2 mila e 500 attuali. Siamo, dunque, di fronte al taglio piu’ incisivo della storia delle Ferrovie dello Stato verso cui bisogna rispondere con forza e determinazione per impedire la spoliazione di diritti e di futuro, anche da questo versante, della Calabria e del Mezzogiorno. Proprio per questo motivo – prosgeue la Cgil – e’ di fondamentale importanza tentare di costruire un vasto movimento meridionale di mobilitazione, di protesta e di proposta. Questa volta non e’ sufficiente la denuncia ma e’ necessario unificare i movimenti di protesta che, oltre al Sindacato, hanno coinvolto cittadini, utenti, pendolari”. Trenitalia ed il Gruppo FS, secondo il sindacato, “hanno pesanti ed ineludibili responsabilita’ soprattutto in merito alla mancanza di investimenti nel Sud ed in Calabria, oltre ad una incapacita’ di programmazione dei servizi, che evidenziano una chiara politica antimeridionale.