Movimento dei “Forconi”, Zambuto: “sosteniamo le forze produttive dell’isola”

La Sicilia ha il diritto di tornare ad essere una terra produttiva, di lavoro e occupazione, non di emigrazione, clientele e illegalità. La politica ha il dovere di dare voce e attenzione alla battaglia che si sta conducendo. È nostro dovere di amministratori, in nome delle popolazioni che rappresentiamo, portare solidarietà ed amicizia agli operatori siciliani che protestano”.

Il sindaco di Agrigento Marco Zambuto ha inviato una lettera a tutti i primi cittadini siciliani, invitandoli a mobilitarsi e prendere parte alla manifestazione promossa dal Movimento dei ‘Forconi’ e prevista domani a Palermo in concomitanza all’incontro a Roma tra il governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo ed il presidente del Consiglio Mario Monti. La manifestazione partirà alle 9:30 da piazza Croci e arriverà davanti al Palazzo dei Normanni, sede della presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Quello che gran parte della politica nazionale e regionale non riesce e non vuole vedere – scrive Zambuto ai sui colleghi – è che non ci si trova di fronte ad una semplice protesta esclusivamente dovuta alla contingenza della generale crisi economica. L’attuale crisi finanziaria dello Stato italiano, con i conseguenti provvedimenti del governo Monti (primo fra tutti il rincaro delle accise sul prezzo dei carburanti), rappresenta soltanto l’occasione e, con essa, la spia di un malessere assai più vasto, antico e profondo. Ciò che le migliaia di agricoltori, allevatori e pescatori siciliani hanno voluto dire con forza, occupando i nodi stradali dell’isola in queste notti d’inverno, è in realtà un grido di dolore per quel che resta del mondo produttivo siciliano e insieme un sussulto di prospettiva”.

Storicamente penalizzate dalle politiche nazionali e comunitarie, dalla scarsità delle infrastrutture e dall’assenza di un reale sostegno creditizio, sono le forze produttive siciliane ad essere scese in campo per provare a porre un argine, una volta di più e con proposte concrete, al sistema economico nazionale imperante: quello che impone che i siciliani producano solo il 10% di quello che consumano; quello che ha reso la Sicilia una terra di consumo di prodotti fabbricati altrove; quello che, impendendo o sfavorendo la produzione locale, continua a svuotare le province siciliane di menti e di braccia”.

Ecco, in realtà, cosa c’è in gioco dietro ai blocchi stradali ed ecco perché appaiono patetiche e probabilmente strumentali certe posizioni sui pericoli di infiltrazioni mafiose riguardo ad un movimento dai forti connotati popolari e dalle chiare rivendicazioni economiche. Ogni volta cioè che autentiche forze popolari e produttive dell’Isola o del cosiddetto Meridione cercano di creare un fronte unico per porre l’attenzione dei riflettori nazionali sull’intollerabile dissidio tra le «due Italie», ecco l’immediato tentativo di delegittimarle, di togliere loro credibilità, cercando di farle apparire come in mano, nel migliore dei casi, a qualche fanatico e violento e, nel peggiore, alla stessa criminalità organizzata”.