Le agenzie di rating declassano Italia, Francia e Austria; quale futuro attende l’Europa?

Il presidente del Consiglio italiano, il prof. Mario Monti

di Daniele Ingemi - Ci risiamo. Negli ultimi mesi non è cambiato nulla, anzi, per certi versi la situazione è drasticamente peggiorata. L’agenzia di rating Standar & Poor infligge un altro duro colpo ai paesi dell’eurozona, che subiscono ancora una volta inermi. L’importante agenzia statunitense declassa i debiti di Parigi e Vienna che perdono la tripla A, e quello dell’Italia, che viene spedita nella serie B dell’economia mondiale, con un BBB+ (tra i più bassi dell‘area euro). Un tonfo che rischia di provocare conseguenze a dir poco disastrose in tutto il Vecchio Continente, ormai sempre più vicino al capitombolo finanziario. La notizia era stata diffusa già nel pomeriggio di venerdi, dando uno scossone in negativo alle borse che hanno subito virato in negativo.
A scuotere gli animi delle alte sfere francesi è stata proprio la decisione di togliere, per la prima volta nel Dopoguerra, la tripla A a Parigi. Allo stesso modo è stata colpita anche l’Austria. Entrambi i paesi sono stati declassati ad AA+. Solo la Germania, l’Olanda, la Finlandia e il Lussemburgo hanno mantenuto il grado massimo di affidabilità tra i Paesi dell’area euro. Ed, invece, la nostra bella Italia, nonostante l’ottimismo dei giorni scorsi del Presidente del Consiglio, Mario Monti, è stata duramente bocciata, scendendo di due gradini nel rating, insieme alla Spagna (A) e al Portogallo (BB, livello junk, spazzatura). Se non è spazzatura poco ci manca secondo il parare di queste agenzie di rating che per certi versi sono le prime responsabili di questa crisi economica planetaria che è nata negli USA, a seguito del crollo dei mutui subprime che rappresentano quei prestiti che, nel contesto finanziario statunitense, vengono concessi a soggetti che non possono accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto hanno avuto dei problemi pregressi nella loro storia di debitori. I prestiti subprime sono rischiosi sia per i creditori che per i debitori, vista la pericolosa combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia del debitore e situazioni finanziarie poco chiare o difficilmente documentabili, associate a coloro che hanno accesso a questo tipo di credito. E’ difatti nel 2006 l’industria dei mutui sobprime è letteralmente esplosa, mettendo su le basi a questa pandemia economica che sta affliggendo l’intero pianeta, dall’Europa all’Asia e a breve pure nei paesi in via di sviluppo, che nel frattempo continuano a crescere. Un’ascesa vertiginosa nel tasso di insolvenza dei mutui subprime ha costretto più di due dozzine di agenzie di credito e banche al fallimento o alla bancarotta. Ora questa tempesta finanziaria si sta accanendo con forza su tutta l’Europa che politicamente rimane profondamente divisa malgrado i buoni propositi, tutti teorici, dell‘Unione Europea. Finora questa crisi ha avvantaggiato solo la Germania che ne ha guadagnato non poco. A perderci è stato soprattutto l’euro, la moneta unica europea che si appresta a vivere una fase molto delicata. La riacutizzazione della crisi greca, mai risolta, il cui debito non è attualmente sostenibile, potrebbe causare nuove ondate speculative che potrebbero mettere in ulteriore crisi il futuro della moneta unica, con conseguenze disastrose per l’economia di tutta la zona euro. Se si continua a procedere di questo passo, senza adottare delle ricette adeguate contro le speculazioni finanziarie, il rischio di un autentico capitombolo finanziario dell’Europa è sempre più vicino. L’attenzione è ora tutta puntata sulle reazioni della Germania, l’unica grande economia europea che è rimasta in salute (o quasi). Con questo “status” di massima affidabilità la Germania funge come un ago di una bilancia da cui dipendono le sorti finanziarie di un intero continente. Purtroppo se le linee politiche dei vari paesi dell’euro zona continueranno a rimanere divise, su tutte quelle del corridoio franco-tedesco, Merkel-Sarkozy, che negli ultimi mesi ne hanno combinato più di Giufà, ci sarà poco da fare. Senza una politica unitaria (no quella dell’U.E. che ormai è divenuta uno stipendificio per buontemponi) l’Europa non potrà mai trovare un nuovo modello di sviluppo per uscire da questa difficile crisi internazionale. Eppure l’Europa, se veramente unita, come un unica entità politica ed economia, sarebbe la prima potenza mondiale, sia in termini economici che militari. Un particolare di non poco conto che basta ad irritare le grandi potenze economiche mondiali, come gli Stati Uniti e la Cina.