L’assessore Missineo ricorda Vittorio De Seta

“La scomparsa di Vittorio De Seta priva la Sicilia di un uomo di cultura che aveva saputo interpretare e raccontare in profondità i valori e le tradizioni della nostra terra. Con lui scompare un maestro, il regista che, più di tutti, nelle sue opere ha esaltato l’orgoglio e la dignità dei siciliani, contribuendo all’affermazione della nostra identità come popolo”. Così l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Sebastiano Missineo, ricorda il regista Vittorio De Seta, scomparso ieri all’età di 88 anni. L’artista, nato a Palermo, nel corso della sua carriera ha realizzato una serie di documentari ambientati in Sicilia, Sardegna e Calabria, che descrivono con passione ed espressività il modo di vivere dei meridionali. De Seta aveva un profondo legame con la Sicilia e la sua storia perché, oltre ad esserci nato, riusciva a catturare attraverso la macchina da presa  l’identità culturale dell’isola. Per non dimenticare un contributo così importante, Missineo ha intenzione di dedicare una giornata alla riproposizione delle opere del regista per dare risalto al suo grande lavoro che, soprattutto negli ultimi anni, lo ha visto protagonista di numerose iniziative in collaborazione proprio con l’assessorato siciliano.

Non sarebbe la prima manifestazione ideata in onore di De Seta: nel 1995, infatti, fu presentata a Erice, Taormina e Mosca una prima retrospettiva guidata da Alessandro Rais,  responsabile della Sicilia Film Commission, e organizzata dalla Filmoteca regionale siciliana per rivivere al completo il repertorio cinematografico del documentarista palermitano. “Quella – ricorda Rais - fu l’occasione per eseguire il restauro dei 10 storici documentari di De Seta degli anni Cinquanta, sette dei quali sono dedicati alla cultura materiale della Sicilia, che da allora sono promossi in tutto il mondo dalla Filmoteca regionale siciliana, non soltanto come straordinari esemplari di cinema d’autore, ma anche come testimonianza preziosa”. Una costruzione dell’identità isolana che De Seta raccontava attraverso le dure condizioni di vita dei pescatori siciliani, dei minatori di zolfo nisseni, dei pastori della Barbagia se si parlava di Sardegna; racconti che gli hanno valso premi al Festival di Cannes, al Festival di Venezia e il Nastro d’Argento alla migliore fotografia.

Sempre nel 1995 l’assessorato ai beni culturali promosse la pubblicazione di un volume monografico, sia in italiano che in inglese, sul cinema di Vittorio De Seta dal titolo: “Il cinema di Vittorio De Seta / The Films of Vittorio De Seta”; più recentemente, nel 2002 per l’esattezza, la Casa museo Antonino Uccello di Palazzolo Acreide, in collaborazione con la Filmoteca siciliana, commissionò a De Seta un documentario di 35 minuti sulla figura di Uccello, dal titolo “Dedicato a Antonino Uccello”. Stare dietro l’obiettivo era il suo forte, ma ci fu un’occasione per De Seta anche di fare da soggetto alla telecamera: nel 2004 il regista Salvo Cuccia produsse con l’aiuto del Centro regionale del Catalogo, di Alessandro Rais e della Filmoteca regionale siciliana, “De’tour De Seta”, un’intervista-documentario di 57 minuti su Vittorio De Seta, che fu apprezzato non solo nel nostro Paese ma anche all’estero. Alessandro Rais ricorda, inoltre, che l’ultima volta che il regista fu presente a Palermo fu a proposito della manifestazione “I Cantieri del Documentario”, organizzata nel 2008 per inaugurare i nuovi padiglioni dei cantieri Culturali alla Zisa, sala cinematografica e uffici antistanti. De Seta trascorse, infatti, i suoi ultimi anni in Calabria, regione a cui era molto legato sia perché era la terra natia della madre sia perché nel 1993 mise a punto un documentario intitolato proprio “In Calabria”.