Beni culturali da rivalutare, la Melandri vuole “fare meglio con meno”

Cultura vittima di tagli. Cultura relegata in secondo piano. Cultura svalutata. Questa parte dell’essere italiani ha subito negli ultimi anni deturpamenti che non meritava, rendendola ai nostri occhi meno importante di molti altri settori della società. Eppure è dalla cultura che nasce tutto il resto. La tavola rotonda “Cultura in tempo di crisi”, organizzata da Assotecnici e altre associazioni similari, è stata l’occasione per dare vita ad un nuovo confronto tra i partiti dell’opposizione. E’ freschissima la notizia della votazione sul rendiconto dello Stato che ha visto Berlusconi perdere la maggioranza e che probabilmente segnerà la fine di un capitolo, perciò senza perdere tempo alla Camera si parla già di una lista di obiettivi da raggiungere in attesa che si apra una nuova fase politica. ”Spero che da domani si apra una nuova fase in Italia. Il ciclo di Berlusconi porta con sé molti detriti, fra cui la svalutazione degli investimenti in cultura, ignorando che invece portano ricchezza civile, economica e occupazionale”, queste le parole di Giovanna Melandri del Pd, ex-ministro dei Beni culturali, che ritiene sia fondamentale una nuova riflessione per trovare nuovi metodi ed ottenere risultati migliori con meno spese. Tra i temi discussi oggi, si è parlato di concorrere ad una nuova politica del territorio, ad una ‘riduzione dell’opacità’ della canalizzazione delle risorse, e di semplificare il rapporto tra pubblico e privato; ultimo ma non meno importante, è il punto che riguarda la necessità di formare il personale che sia capace di amministrare i Beni culturali, rivalutando così una professione che ultimamente ha perso il suo ruolo e il suo credito. E quindi incoraggiando i corsi di laurea affini al mestiere.

Ogni giorno, a Milano per esempio, andrebbero visionati e valutati circa 80 progetti che riguardano interventi sul paesaggio, e oggi il nostro Paese non è in grado di garantire la tutela del paesaggio sancita dalla Costituzione. Il segretario generale Mibac, Roberto Cecchi, ha insistito su questo punto. Mentre il vicepresidente della commissione Cultura del Senato Vincenzo Vita ha sottolineato che anche il centrosinistra ha le sue responsabilità vista la assenza di una politica della cultura: ”Ricostruire non sarà facile. Dobbiamo riuscire a far comprendere che la cultura merita la centralità nei nostri mondi e nei futuri modelli di sviluppo. Quindi è importante sin da subito mettere questi temi a fondamento dei nostri programmi”.

Per ripescare sani valori e per ricostruire un’Italia che punta sulle sue qualità, quelle che la possono solo far crescere; la cultura è una di queste.