Podargoni, quel delizioso borgo alle porte di Reggio abbandonato da tutti

di Peppe Caridi - Se Indiana Pipps, il Tarzan dei fumetti Disney, esistesse davvero, avrebbe in Podargoni una delle sue mete preferite.

Liane tra le vecchie case abbandonate, natura selvaggia a invadere aree un tempo abitate e civilizzate, strade tortuose e semi-impraticabili per raggiungerla: è questa, oggi, nel 2010, la frazione di Podargoni, delizioso borgo quasi totalmente abbandonato (ci vivono stabilmente, tra le 30 e le 40 persone) nel fondovalle del Gallico, a circa 500 metri di altitudine, circondato da vette che superano i mille metri di altezza.

Podargoni fino al 1927 era Comune a sè, poi fu accorpato a Reggio nel noto progetto Mussoliniano della ’Grande Reggio’. E’ oggi la frazione geograficamente più lontana dalla città, in quanto la più interna nel territorio Aspromontano. E per raggiungerlo, l’autobus Atam ci impiega circa un’ora e mezza. O meglio, ci impiegava. Fino a due anni fa. Dall’autunno 2008, infatti, gli autobus quassù non arrivano più. Si fermano a Schindilifà, altra frazione ancora più piccola (ci vivono stabilmente circa 15 anime!) pochi chilometri a valle.
La strada che collega Schindilifà e Podargoni ha avuto, infatti, dei danni a causa del maltempo di quell’autunno e il Presidente della Proivncia Morabito firmò un’ordinanza per chiudere la strada a seguito di una perizia di un geologo che allarmò tutti: “il costone che si trova a monte della strada non è stabile, rischia di franare da un momento all’altro”.

Sono passati più di due anni, la strada è ufficialmente ancora chiusa, gli autobus si fermano a Schindilifà ma, di fatto, i mezzi privati passano regolarmente. Passano camion, ruspe, macchine e vespe degli artigiani e agricoltori del luogo, che nel corso di tutti questi lunghi mesi hanno praticamente riaperto la strada spostando i massi che la chiudevano, constatando che il tracciato è comunque percorribile.

Per i pochi residenti di Podargoni, l’autobus dell’Atam era il principale collegamento con Reggio città, tutto sommato abbastanza comodo, economico e funzionale. Adesso, invece, se vogliono andare a Reggio con i mezzi pubblici, devono percorrere circa 2km a piedi per raggiungere la strada Gallico-Gambarie e prendere l’autobus extraurbano, che costa di più e ci mette più tempo.

Ma a prescindere da questo singolo problema stradale e trasportistico, che andrebbe risolto al più presto dagli organi competenti che hanno il dovere di trovare soluzioni alternative nel momento in cui si verifica un problema straordinario come può essere considerato quello dell’eccezionale maltempo di due anni fa quando la strada era stata chiusa, più in generale le condizioni di Podargoni ci impongono riflessioni impetuose e ormai banali in una terra come la Calabria, in cui sono tantissime le grandi occasioni di rilancio e sviluppo che non vengono sfruttate.

Podargoni è un borgo davvero delizioso e, se ben collegato con le zone costiere, potrebbe essere valorizzato in modo da diventare un ritrovo artistico e turistico di tutto rispetto, soprattutto per la posizione e la natura che lo circondano. E quello di Podargoni non sarebbe (per fortuna) un turismo di massa, invadente e invasivo. Non ci sono opere d’arte tali da poter richiamare milioni di cinesi con le loro macchine fotografiche, non c’è il mare che anche d’inverno attira i tedeschi in pantaloncini ecc. ecc. Sarebbe un turismo di nicchia, un turismo naturalistico, di fascino e suggestione.
Passeggiando tra i vicoli del paese si sentono solo i suoni della campagna, il rumore della fiumara che scorre vicino, il canto degli uccelli. E si respira il profumo della storia, perchè qui il tempo sembra essersi fermato a un secolo fa. Anche la dimensione di porte e finestre non è assolutamente come quella dei nostri tempi, per non parlare dei materiali utilizzati per costruire le abitazioni. Sembra un paese-fantasma come Pentidattilo e Rogudi che, ad oggi, rappresentano altre occasioni sprecate di sviluppo e valorizzazione del territorio.

Podargoni è abbandonato perchè vittima del tragico spopolamento che accomuna quasi tutti i piccoli centri urbani dell’Italia Appenninica in cui una volta pullulava vita e civiltà, oggi concentrate solo nelle grandi città per ovvie esigenze della società contemporanea.
Fino alla prima metà del ’900 a Podargoni vivevano circa 1.500 persone. Oggi sparse tra i sette continenti.

Molte costruzioni rischiano di crollare sulla testa di quei pochi che a Podargoni ancora ci vivono e vorrebbero farlo in modo più sicuro. Qualche costruzione è anche crollata come si può notare dalle fotografie.

E quassù neanche i morti possono stare in pace: una parte del cimitero sta franando e centinaia di spoglie sono state spostate dai loculi a rischio dissesto idrogeologico in altre aree del cimitero ritenute più sicure.

Eloquenti le immagini:

Questa, invece, è la strada che collega il cimitero al paese. Sono meno di 2km, ma per percorrerli ci vogliono dieci minuti a causa di un manto a dir poco dissestato. Anzi, in alcuni tratti disastrato:

Eppure siamo in un luogo splendido. Sul ciglio della strada gli uliveti con le reti pronte a raccogliere le olive, il cui profumo è già intenso. Come tutto ciò che quassù è natura.

Arriviamo a Podargoni. Ecco le condizioni del paese.

Le immagini delle vecchie abitazioni abbandonate contrastano con lo splendore dei colori della natura, dei suoi profumi, delle sue tonalità.
E con quelle dei piccoli “santuari” improvvisati tra le vie del borgo. Qui, dove la gente vive di fede. Anche se questi luoghi sembrano abbandonati anche da Dio.

Ecco la strada “incriminata”, ufficialmente chiusa al traffico ma percorsa quotidianamente da decine e decine di mezzi. Siamo tra Podargoni e Schindilifà:

L’affascinante panorama da Podargoni & dintorni: si vedono bene i vicini paesi di Santo Stefano e Sant’Alessio, così come il corso della fiumara Gallico e uno dei fantastici e numerosi Mulini della zona.

Infine ecco qualche scatto sulla strada del ritorno con il panorama sullo Stretto e la vista su Reggio e Messina finalmente con aria limpida dopo lo scirocco dei giorni scorsi:

Tornati in città, si ricomincia con la frenesia del tram-tram quotidiano. Sognando di tornare al più presto in quell’idilliaco mondo rurale basato sui ritmi, sui suoni e sui colori della natura. Lì, dove contano ancora le stagioni. Lì dove l’aria è ancora pulita ed è un piacere anche solo respirare a pieni polmoni.
Lì dove, però, è tutto abbandonato e dimenticato.
L’ennesima occasione perduta.